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domenica 21 gennaio 2018

IL VIAGGIO DELL'EROE

Oggi ho deciso di ricondividere con te uno dei fili conduttori alla base del mio lavoro di coach: il concetto di VIAGGIO DELL'EROE, come metafora della vita....
Per questo condivido qui una parte del primo capitolo della Tesi che ho scritto per il mio DIPLOMA DI COACH, il cui titolo è 
IL SENTIERO DELL’EROE. L’interazione fra metodologie di Coaching e tecniche energetiche sulla via del risveglio.





 
 
Joseph Campbell è stato un saggista e storico delle religioni americano. Per decenni ha studiato i miti, le storie di eroi e i racconti provenienti da diverse religioni, diverse epoche e diverse civiltà ed ispirandosi alla psicologia analitica ha riscontrato una serie di elementi comuni a tutte le mitologie della storia umana, arrivando ad identificare un modello, presente nell’inconscio collettivo, che può fungere da metafora per la vita di ogni individuo e della specie umana in generale.
Nel suo libro “L’eroe dai mille volti” egli traccia la mappa di una struttura generale che accomuna il percorso di ciascuno dalla nascita alla morte, pur essendo differenti le circostanze che ognuno si trova a vivere individualmente.
Affrontare un cambiamento nella vita, compiere una scelta, risolvere una crisi, mettersi in moto per realizzare un’aspirazione o iniziare un processo di crescita personale sono tutti eventi che possono essere riletti alla luce del modello del  “Viaggio dell’eroe”, la struttura comune identificata da Campbell e insita in profondità nella memoria collettiva della nostra specie.
Secondo questa struttura, ogni “eroe” (e noi possiamo leggere “ogni individuo”), si trova a passare, prima o poi nella sua esperienza su questa Terra, attraverso determinate fasi, conoscendo le quali qualunque coach è sicuramente agevolato nell’aiutare i propri clienti a fronteggiare le difficoltà del cambiamento.
Riassumiamo brevemente le fasi fondamentali del “viaggio dell’eroe” come mappate da Campbell, calandole nel contesto del coaching:
1.       Sentire una chiamata: una sfida, una crisi, un momento di bisogno nostro o di coloro che amiamo, ma anche una grande gioia, una nuova aspirazione, un desiderio che ci prende e non ci lascia più, sono tutte modalità con le quali la chiamata si fa sentire. Ciascuno può sia accogliere la chiamata che provare a rifiutarla. La chiamata, come hanno ben scritto Stephen Gillian e Robert Dilts ne “Il risveglio dell’eroe con la Pnl” è sempre “… un richiamo a crescere, a contribuire, a portare o riportare nel mondo la misura maggiore della nostra forza vitale…” e ancora “la chiamata richiede dunque coraggio, richiede che diventiamo più di ciò che siamo stati…”. Nel momento in cui un cliente si rivolge ad un coach lo fa perché già ha sentito una chiamata, perché ha una mission da perseguire, un obiettivo da realizzare, un cambiamento da affrontare e il percorso di coaching che compirà lo aiuterà nel suo viaggio personale.
2.       Accogliere la chiamata: ci conduce ad uscire dal sentiero conosciuto, ad abbandonare la nostra precedente visione del mondo, a modificare un confine nelle nostre abilità o nella nostra mappa della realtà. Sia che essa provenga da una crisi, sia dal desiderio profondo di migliorarci o realizzare qualcosa di nuovo, se  il soggetto rifiuta la sua chiamata spesso compaiono gravi sintomi di disagio o lo stato di malessere già presente si intensifica.
3.       Oltrepassare la soglia: la chiamata cui rispondiamo ci spinge in territori nuovi, fuori dalla nostra zona di comodo. Nel momento in cui si esce dal conosciuto bisogna trovare guida e supporto per riprogrammare la nostra mente e adattarla ai cambiamenti. La soglia rappresenta tutto ciò che dovremo fronteggiare per realizzare il nostro obiettivo. Ecco che nel momento in cui stiamo per varcare la soglia può sorgere in noi il desiderio di rivolgersi ad una figura competente come quella di un coach.
4.       Trovare un custode: oltrepassare i propri limiti necessita di assistenza per focalizzare i nostri obiettivi, costruire delle abilità nuove o utilizzare in modo proficuo quelle che già abbiamo, aumentare la fiducia in noi stessi e riscrivere tutte quelle convinzioni che ci impediscono di reagire con efficacia alle sfide che incontriamo. Anche se ognuno dovrebbe comprendere che la prima persona dalla quale è necessario farsi guidare è proprio se stesso, un coach è un esempio perfetto di custode. Il coachee è l’eroe, mentre il coach è la guida  che lo supporta e lo sostiene nel suo viaggio, incitandolo a perseverare anche quando appaiono ostacoli lungo il cammino.
5.       Affrontare i demoni: i nostri “demoni” sono una metafora delle nostre paure, delle nostre convinzioni limitanti, delle dinamiche interne che ci guidano ogni giorno della nostra vita e magari ci impediscono di realizzarci come vorremmo, oltre che di tutte quelle crisi grandi e piccole che nascono in noi quando ci troviamo davanti ad una circostanza o un evento qualunque e si attivano una serie di sponsorship negative, sia interne che esterne a noi, che sembrano opporsi al nostro viaggio e alla nostra realizzazione.
6.       Trasformare il “demone” e se stessi: per proseguire nel percorso verso la realizzazione dei suoi sogni il coachee ha bisogno di trasformare i propri demoni, facendo si che essi possano diventare a loro volta custodi e risorse. Gli strumenti per far si che ciò avvenga sono molteplici, ma quelli principali si possono raggruppare in due categorie principali:
a.       conoscere e gestire le proprie dinamiche interiori;
b.      sviluppare una speciale abilità o utilizzare uno strumento o una risorsa speciale.
In entrambe le procedure il coach, nel suo ruolo di custode, può essere molto efficace nell’aiutare il cliente a uscire da una mentalità da vittima. Il coach può aiutarlo a focalizzare che i suoi veri problemi non sono fuori di lui, bensì nelle sue zone d’ombra interiori, in tutte quelle emozioni, convinzioni, mondi congelati che non gli permettono di gestire al meglio la propria esistenza. Allo stesso modo poi, il lavoro del coach spingerà il coachee a rintracciare tutte le sue potenzialità sopite e ad acquisirne di nuove, che potrà in breve tempo padroneggiare e utilizzare autonomamente in ogni circostanza.
7.       Completare il compito: trovare il modo di rispondere alla propria chiamata va di pari passo con il dare vita ad una nuova mappa del mondo che tiene conto delle scoperte fatte durante il viaggio e permette al coachee di compiere una trasformazione personale perché in possesso di una consapevolezza nuova cui prima della partenza non aveva accesso.
8.       Ritorno a casa: una volta compiuto il viaggio, il coachee è pronto per tornare alla sua vita ordinaria, come persona trasformata, e condividere la sua conoscenza e l’esperienza con gli altri. 




E tu, in che fase del viaggio  sei?




Ora inizia a stimolare il punto karate (se non sai come si fa leggi qui: https://drive.google.com/file/d/0Bzqfr8bYCjlxdEtJdWZRQm1oVjA/edit?usp=sharing) e torna con me sul testo che ho scritto con l'aggiunta di quache suggerimento a seconda della fase in cui ti trovi.



1.       Sento una chiamata:  sto  attraversando una sfida, una crisi, un momento di bisogno 

stimolando il punto karate  ripeti:

Anche se sto attraversando una sfida, e non so proprio come affrontarla, mi apro alla possibilità di seguire pienamente il percorso della mia anima.

oppure sento una nuova aspirazione, un desiderio che mi prende e non mi lascia più,


stimolando il punto karate  ripeti:

Libero tutta la mia energia legata a questa aspirazione e scelgo di seguire pienamente il percorso della mia anima.



2.       Dovrei accogliere la chiamata ma ho dei dubbi, delle paure


stimolando il punto karate  ripeti:

Libero tutta la mia energia legata a questa paura e scelgo di seguire pienamente il percorso della mia anima.
e ancora
 
Rilascio opgni attaccamento emotivo a questa paura e ciò che rappresenta per me.
 
 

3.       Sto oltrepassando o ho oltrepassato la soglia.


stimolando il punto karate  ripeti:

Libero tutta la mia energia legata a questa soglia e ciò che rappresenta per me


4.       Sto cercando un custode, una risorsa, devo sviluppare un talento per proseguire il viaggio, ma non so come fare, o ho paura di non farcela.


stimolando il punto karate  ripeti:

Anche se ho paura di non avere tutte le risorse necessarie per affrontare questa sfida, mi apro alla possibilità di trovare le risposte, le persone e le strategie utili per me.
 
 
5.       Sono di fronte ai miei i demoni: paure, convinzioni limitanti. blocchi più o meno consci.


stimolando il punto karate  ripeti:

Libero tutta la mia energia legata a questa paura e alla sua origine
e ancora
Libero tutta la mia energia trattenuta nell'idea che non ce la posso fare
Libero tutta la mia energia legata a questo blocco che sento fra me e il mio obiettivo e tutto ciò che rappresenta per me.

6.       Come posso trasformare il mio “demone” interiore e trovare le mie risorse?

stimolando il punto karate  ripeti:

Anche se ancora non mi è chiaro come superare questo ostacolo, tutto questo può cambiare.
e ancora
Oriento tutta l'energia disponibile verso il superamento di questo ostacolo.
 



7.       Mi trovo alla fine del compito. So di avere conquistato una nuova consapevolezza.
8.       Ho superato la prova e ora sono forte della mia esperienza. 


stimolando il punto karate  ripeti:

Armonizzo tutti i miei sistemi a questo nuovo livello di consapevolezza.




Sarò felice se vorrai dirmi come ti sei trovato sperimentando le frasi, ma se ti trovi in una fase in particolare e vuoi un suggerimento personalizzato non esitare a scrivermi su fb o via mail a virna.trivellato@yahoo.com

Scrivimi anche se vuoi saperne di più sul mio lavoro e su come si integrano in esso la cornice del viaggio dell'eroe e le tecniche energetiche: virna.trivellato@yahoo.com.

E come dicono gli eroi:


Che lieto ti sia il viaggio e che tu possa avere lunghi giorni e piacevoli notti...


domenica 7 gennaio 2018

PONO - L'EFFICACIA È LA MISURA DELLA VERITÀ

La verità è che non esistono un modo giusto o un modo sbagliato, bensì esistono una serie di modi, più o meno efficaci a seconda delle circostanze. Il settimo e ultimo principio dello sciamanesimo hawaiano sostiene proprio questo. L’efficacia è la misura della verità. Cioè per me è “vero” ciò che funziona. E quello che funziona per me può non funzionare con te. 
La verità assoluta non esiste. Bisogna credere che ci sono differenti soluzioni per i problemi, anche se spesso ci attacchiamo sempre ad un unico modo di fare le cose. Di contro, quando ci rendiamo conto che la nostra esperienza non cambia di una virgola, portare attenzione a questo semplice fatto è la cosa migliore che ci possa capitare per cominciare a mettere in dubbio la nostra visione, spesso parziale, su qualcosa. Il modo giusto, se proprio vogliamo usare questo termine, che ognuno ha di fare una cosa, affrontare una situazione o risolvere un problema, è quello più efficace per lui. Questo significa che se qualcosa và male basta fermarsi un momento e cambiare tecnica. La nostra vita e l’universo stesso ci offrono possibilità infinite, solo che noi neppure le vediamo.

Mi viene in mente una barzelletta, che forse era più un raccontino con morale. C’era una volta una persona che era imprigionata in un castello. Tutti i giorni provava a forzare la porta chiusa a chiave, ora con la lima, ora con una forchetta, ora con un altro oggetto.. Tutto questo per decenni. Ogni giorno il suo carceriere entrava, portava da mangiare, sistemava la stanza e poi usciva. Il prigioniero non vedeva l’ora che se ne andasse per ricominciare a cercare di forzare la porta. Una mattina il carceriere, entrando, vide che qualcosa non andava e disse “ Che stupido, ieri mi ero scordato di chiudere la finestra, meno male che tu sei un buon prigioniero e non hai tentato di fuggire, se no avrei passato un brutto guaio.” Ma la verità è che il prigioniero era talmente convinto che avrebbe trovato un modo per forzare la porta che non si era neppure accorto della finestra lasciata per sbaglio aperta dietro le sue spalle. Morale? Dobbiamo imparare ad essere flessibili. 
La flessibilità è la chiave dell’efficacia. Non c’è mai una soluzione valida per tutto e per tutti, bensì ci sono molte differenti soluzioni e in mezzo a quelle c’è la più opportuna per ciascuno.
Quanto optiamo per una soluzione è bene portarla avanti e metterci impegno, ma se non vediamo concretizzarsi dei risultati concreti entro un lasso di tempo ragionevole, allora, invece di scoraggiarsi e desistere è opportuno prendere un’altra strada.
Tutto ciò riguarda, per estensione, anche tutte le tecniche energetiche. Spesso le persone ne provano una spinti dal desiderio di vedere un cambiamento nella propria esperienza di vita, ma non sempre ottengono quello che si aspettavano e allora si convincono che anche quelle tecniche non servono a nulla e che i loro problemi sono irrisolvibili. Sia che ci si rivolga a tecniche non convenzionali, sia che si scelgano percorsi più tradizionali la mia esperienza di vita mi ha suggerito che se nulla cambia ciò può dipendere da una serie di fattori principali: o non si è focalizzato il problema alla radice, cioè la vera causa all’origine di uno stato non desiderato e quindi si è lavorato troppo sul generico, o non si è applicata la tecnica con cura (esempio tipico, voglio perdere peso, mi iscrivo in palestra e mi fanno una scheda che prevede venti sedute, e alimentazione corretta, io per contro continuo a mangiare a casaccio e faccio solo quattro sedute, per poi affermare che non riesco proprio a dimagrire :-)), o non ho trattato tutti gli aspetti del problema, oppure da solo, nel caso di tecniche di auto aiuto,  sono bravissimo a raccontarmi delle cose sempre uguali sulla situazione e ciò non mi aiuta certo a cambiare prospettiva e favorire il mutare degli eventi. Quindi? Quindi applichiamo la flessibilità nella nostra vita… 
Facciamo una “spremitura del nostro cervello” ogni volta che dobbiamo affrontare qualcosa e annotiamoci più di una soluzione, o meglio ancora, tutte quelle che ci vengono in mente. Di fronte a ogni elenco saremo poi liberi di valutare i pro ed i contro di ogni punto per scegliere quello che reputiamo più efficace. Proviamo con la soluzione da noi identificata come migliore e stiamo a vedere, ma se non ci soddisfa quello che succede in un tempo ragionevole, beh, allora evitiamo l’auto-commiserazione, la lamentela e lo scoraggiamento. 
Restiamo flessibili, cambiamo modo di applicare la soluzione, cambiamo tempi, o cambiamo soluzione, provandone un’ altra di quelle che avevamo identificato, o una nuova. Lo stesso si può dire per le tecniche energetiche. Se ne stiamo utilizzando una e pare non soddisfarci, cambiamo modo di applicarla, rivolgiamoci ad un operatore esperto, oppure cambiamo tecnica… L’universo è pieno di opzioni, e risorse: sta a noi restare aperti per poterle cogliere.