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domenica 4 aprile 2021

EFT E AUTOSTIMA

 








I fattori che hanno contribuito alla formazione della nostra autostima datano spesso molto indietro nel tempo, ai nostri primi tentativi di affrontare il mondo, da bambini e sono quasi sempre collegati con l’atteggiamento delle figure adulte di riferimento nei nostri confronti.
Avere vicino persone troppo insicure, troppo apprensive, che magari temevano che ci potessimo far male, o causare problemi e non facevano altro che ricordarcelo ad ogni passo, nella maggior parte dei casi non ha certo contribuito a migliorare la nostra opinione di noi stessi o sul mondo….
Frenarci per “il nostro bene” con frasi tipo:
“attento che ti fai male”;
“non fare così che è pericoloso”;
“non giocare con quei bambini, non puoi farti che del male insieme a loro, sono troppo grandi”;
“io so cosa va bene per te, tu no”;
“non sei in grado di decidere da solo”;
“ti ricordi quella volta che hai voluto fare di testa tua e come è finita, lascia fare a chi ne capisce del tuo bene”…..
e via così, pur non essendo fatto a fin di male a volte ha contribuito nel farci accumulare tutta una serie di convinzioni limitanti, paure, insicurezze e ricordi “congelati” che anche molto tempo dopo rischiano di non farci vivere liberamente e secondo i nostri desideri.

Quando A.G. si rivolge a me mi racconta che il suo problema ha a che vedere con l’autostima e con la necessità di avere continue conferme sul proprio operato, anche nel lavoro, pena non reputarsi brava abbastanza e attivare la tendenza a rinunciare e vedere tutto in maniera negativa.
Inoltre ha delle grandi difficoltà a farsi pagare per il lavoro. Si occupa di trattamenti olistici ed è anche brava, ma si è sempre fatta pagare poco. Con grande “fatica” è riuscita a convincersi ad aumentare la tariffa dei suoi trattamenti da 25 a 30 euro l’ora.

Mentre parla facendo SET, riaffiora spontaneamente il ricordo di quando, da bimba piccolissima, aveva imparato a camminare molto presto, e pur rendendosi conto di essere capace non si lasciava mai andare se non c’era qualcuno a sostenerla.
Non le serviva però che le dessero la mano, le bastava sentire anche solo la punta del dito di un adulto sulla spalla e si metteva a camminare, diversamente si rifiutava di farlo.
Il dito di un adulto funzionava da “coperta di Linus”.
A.G. è andata avanti così fino a 17 mesi, quando finalmente ha iniziato a camminare anche senza che qualcuno la toccasse.

Questo ricordo entra di diritto nel giro di EFT

Punto karate: Anche se la mia autostima è così bassa, ma così bassa, che mi servono continue rassicurazioni, altrimenti non mi reputo in grado di far nulla…. Mi amo e mi accetto comunque e mi apro alla possibilità di trovare in me stessa le rassicurazioni che mi servono….
Sopra la testa: Oppure no, come quando avevo imparato a camminare, ma non lo facevo se non c’era qualcuno a sostenermi…
Adesso non posso chiedere a qualcuno di appoggiarmi un dito sulla spalla.
Sopracciglio: Ma posso comprarmi uno di quegli strumenti che usano i poliziotti infiltrati, da mettere nell’orecchio, per farsi suggerire le cose da dire…
E pagare qualcuno perché mi rassicuri…
Lato dell’occhio: Ho perfino aumentato la mia tariffa oraria, da 25 a 30 euro, 5 euro l’ora li posso dare a qualcuno perché mi rassicuri_
(a questo punto A.G. picchietta ridendo)
Sotto l’occhio: Questa idea non mi sembra buonissima…. Cosa faccio se mi sveglio in piena notte e sento la necessità di essere rassicurata?
Sotto il naso: Posso sempre avviare un proficuo scambio con qualcuno che abita in Australia.
Sotto il labbro: quando qui è notte e lì è giorno chiamo lì…

Clavicole: e mi faccio rassicurare
Sotto ascella: ho sempre bisogno di essere rassicurata
Sotto seno: altrimenti non valgo proprio nulla

Picchiettando i punti delle dita chiedo ad A. G. se per caso c’è qualcuno nella sua vita presente o passata che sia così insicuro.
Mi risponde che il padre era insicuro allo stesso modo.

Facciamo un secondo giro sull’essersi fatta carico delle insicurezze paterne.


Punto karate: Anche se voglio così bene a mio papà che ho deciso di essere insicura come lui…. Mi amo e mi accetto comunque e mi apro alla possibilità di fare ciò che è meglio per me.
Sopra la testa: Sono fedele alla famiglia
Sopracciglio: Voglio essere come papà.
A.G. mi dice che il padre è morto da molti anni.
Lato dell’occhio: Ho necessità di essere insicura come papà, perché gli volevo tanto bene.
Sotto l’occhio: Gli voglio tanto bene
Sotto il naso: Posso concedermi di essere più sicura, di sentirmi più sicura.
Sotto il labbro: voglio essere me stessa.

A.G. mi dice che durante il giro è comparsa una sensazione sgradevole, si sente una grande pesantezza, come una cappa opprimente intorno alla testa.
Continuiamo a picchiettare e A. G. afferma che l’insicurezza la fa da padrona in famiglia, anzi, in entrambi i lati della famiglia.

La nonna materna, una volta rimasta vedova, senza l’appoggio del marito, ha deciso di suicidarsi.
La madre, rimasta prematuramente vedova a sua volta, ha deciso di chiudere con molte attività e cose che faceva insieme al marito. Ha “ucciso” una parte di sé.


Facciamo un terzo giro in cui mettiamo tutte affermazioni adatte a lasciare andare i “pesi” famigliari, a staccarsi dalla “modalità” dominante in famiglia e a accettare gli eventi accaduti.
A.G. ha finalmente l’occasione di riappacificarsi con alcuni episodi che coinvolgono le figure di riferimento più importanti, si apre alla possibilità di lasciare andare questa grande e profonda insicurezza che prova e perdona se stessa per essersene fatta carico, concedendosi all’idea di poter  agire, nella propria vita. indipendentemente dalle scelte della nonna o della madre.

Alla fine A.G. si sente molto sollevata, il peso che sentiva sulla testa è scomparso, anche se le è rimasto un lieve senso di vertigine.
La sessione è finita ma si ripromette di tornare a lavorare con EFT su tutti gli episodi passati che influenzano ancora la sua vita odierna.

EFT le ha dato l’occasione di entrare in profondità dentro di sé e comprendere le origini di un disagio che non le consentiva di esprimere tutte le sue potenzialità.



sabato 27 settembre 2014

L’insostenibile peso di non essere se stessi...



fonte immagine: web


Lo so, ho scelto un titolo strano per questo articolo, ma ancora penso, in questi giorni, alla morte di uno dei miei attori preferiti, Robin Williams.

A parte che io sono cresciuta davanti alla tv, e Mork e Mindy era uno dei miei telefilm preferiti, i personaggi cui ha dato il volto questo attore mi sono rimasti dentro, come a molti di quelli che leggono, per i più svariati motivi.

Ma alla luce dei fatti l’abito non faceva il monaco..... o per meglio dire, è come se quei personaggi fossero rimasti, per usare una metafora, “in cerca di un autore”, nel senso che pur essendo vivi sullo schermo, non erano “vivi” nella persona che forniva loro carne, ossa e movimento.

Dove voglio andare a parare?

Mi spiego meglio.

La morte di Robin Williams (che mi ha rattristata ma sulla quale non è mia intenzione dare giudizi) mi ha spinto ad una riflessione un pochino più larga, una riflessione sulla differenza fra ciò che siamo e come ci mostriamo.
Ovviamente lui faceva l’attore, quindi recitava delle parti, mentre nella sua vita con molte di queste parti non aveva nulla in comune, ma anche tutti noi, ogni giorno, recitiamo delle parti, che non hanno nulla a che vedere con ciò che siamo davvero.

Perchè?

Beh per i motivi più svariati: per non deludere qualcuno, per non essere esclusi, per non uscire dal coro, per far contento il partner, per crearci una posizione sociale, per avere vantaggi economici, per conquistare il principe azzurro, per avere un lavoro, per non perdere una posizione acquisita, perchè i nostri cari ci dicono come ci vorrebbero, per colmare un vuoto affettivo, per non rischiare di essere allontanati da un gruppo, per entrare in un gruppo, per quieto vivere, perchè così fan tutti, perchè si fa così e non so fare diversamente, per soddisfare i desideri dei nostri genitori...... e chi più ne ha più ne metta.....

Ma tutti questi motivi possono essere riassunti sotto un unica voce: PAURA DI ESSERE RIFIUTATI.

Spesso, nel nostro intimo, c’è l’idea che se ci mostrassimo davvero come siamo, se osassimo essere diversi, se non soddisfacessimo le altrui aspettative, se imparassimo a dire di no quando vogliamo dirlo, saremmo rifiutati... e questo ci fa smettere di essere autentici.

Forse potrà non sembrarvi così ovvio, ma nella logica delle cose se dobbiamo scegliere fra essere noi stessi e essere accettati è la seconda scelta che prevale, nella maggior parte dei casi... soprattutto quando la nostra esperienza ci ha privato della possibilità di crearci solide basi di autostima e fiducia in noi stessi.

Vi pare strano? Eppure, se andiamo indietro con la memoria, quanto spesso ci siamo trovati in situazioni in cui qualcuno ci ha eleargito gratuitamente consigli su come pensava che saremmo dovuti essere, o che ci saremmo dovuti comportare, dietro a motivi ovvi come “perchè si fa così e basta”????
Molte volte, dopo le prime fasi di contrasto, come mi è capitato di scrivere di recente in un articolo sul libro “I quattro accordi”, di Don Miguel Ruiz, ci conformiamo, adottiamo l’opinione degli altri, diamo vita ad un “giudice interiore” (che poi altro non è che il prodotto di energia congelata) e ci mettiamo a recitare una parte, per essere accettati, amati, accolti...

A costo della nostra stessa sopravvivenza.

Si perchè a lungo andare non essere se stessi rischia di provocarci danni irreversibili, sul piano emotivo, mentale, ma anche fisico.

La buona notizia?

La buona notizia dopo tutto è che non perdiamo mai, e dico mai, la nostra bussola, il contatto con l’Essenza, la nostra intuizione più profonda. Possiamo mettere a tacere quella voce che ci indica la via, sotto mari di mondi congelati, schemi di comportamento, paure, reazioni, modelli abituali e non funzionali, ma lei parla sempre.... E possiamo sempre impegnarci per permetterle di parlare a volume più forte.

La prima cosa da fare è comiciare ad osservarvi.

Potete farlo mentre stimolate il vostro sistema energetico facendo SET.

Portate attenzione a come agite e reagite nella vostra quotidianità, come foste uno spettatore al cinema.

Questo semplice esercizio vi darà il potere di osservare i vostri schemi di comportamento e prendere contatto con essi.

A questo punto, durante l’osservazione, sarà possibile iniziare a chiedervi se state facendo una cosa perchè davvero lo volete o no.

Nel caso la risposta fosse NO, potete allora domandarvi  (sempre facendo SET) “a chi o a che cosa sto reagendo?”

Tutto ciò che emerge può essere oggetto di abbondante picchiettamento...

Se questo articolo vi ha colpito, vi suggerisco alcune frasi che potete utilizzare come base di 
partenza...

Anche se per non deludere i miei familiari finisco per fare sempre ciò che vogliono loro mi amo e mi accetto anche se mi comporto così...

Anche se non mi piace l’idea di essere esclusa, mi fa venire l’ansia, preferisco non dire la mia....

Anche se per non uscire dal coro finisco per non esprimere chi sono veramente...

Anche se per far contento mio marito (moglie) evito di esprimere la mia opinione e i miei desideri...

Anche se pur di guadagnarmi da vivere accetto di fare un lavoro che mi fa schifo..

Anche se per conquistare l’uomo che mi piace cerco di fare tutto quello che vuole lui...

Anche se, pur di avere questo lavoro sto sempre zitta, anche se non mi piace come mi chiedono di comportarmi

Anche se per quieto vivere evito di essere me stessa...

Anche se non so nemmeno come si fa ad ascoltare se stessi, sono così abituata a soddisfare i desideri degli altri che non so ascoltarmi......

Anche se ho una gran paura di essere lasciata, se mi mostro per quello che sono.....

Anche se dentro di me c’è la convinzione che, se mostro quanto sono vulnerabile, cosa penseranno gli altri.....

Anche se quando hanno distribuito l’autostima credo di essere stata in bagno....

Anche se non so proprio cosa voglio...

Anche se non so nemmeno io chi sono....

Grazie per seguire questo blog e per avere letto questo articolo; se pensi che possa essere utile per qualcuno che conosci condividilo pure liberamente e se ti và fammi sapere la tua opinione...

Buona vita.
Virna