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domenica 18 marzo 2018

Puliti dentro - belli fuori



Sabato ho indugiato nelle pulizie di casa. Ho sistemato, riordinato, pulito e lavato e più lo facevo più il cuore mi si apriva. Alla fine, dopo una salutare doccia, avevo il volto lieto di un bambino che ha appena finito il suo gioco.
Questo momento di "leggerezza" e di bellezza, mi sono resa conto nel tempo, si manifesta sempre anche quando si fanno le pulizie "interiori", ogni volta che si riporta in flusso la propria energia.
Ho la teoria che quasi sempre ci accostiamo alle discipline naturali, tecniche energetiche, terapie olistiche con lo scopo di pulire, di riordinare, di sistemare e di lavare via ciò che magari nel passato ci si e' appiccicato addosso, abbiamo conservato volontariamente, oppure si e' accumulato, per i più svariati motivi, e ora ci zavorra, impedendoci la più alta forma di libertà, cioè la piena espressione di noi stessi.
Tempo fa ho letto una cosa, di cui non cito la fonte solo perché me la sono scordata, ma che suonava più o meno così : "donare benessere agli altri e' l'arte di renderli felici mostrando loro che non si vedono felici". L'ho trovata molto significativa, per me che faccio il coach e che amo mostrare alle persone le qualità che già hanno, ma che a volte non riescono proprio a vedere. 
Che si tratti di ricordi dolorosi, di memorie disturbanti, di convinzioni limitanti, tutto ciò che si stipa dentro la nostra mente e del quale non ci liberiamo in maniera ecologica forma mattoni che ottenebrano la nostra visione di noi stessi, degli altri e del mondo stesso nel quale viviamo, dando vita a mappe che molte volte ci portano fuori strada rispetto alla via dell'anima.
Castaneda, giustamente, suggerisce di percorrere sempre sentieri che hanno un cuore, ovvero strade nelle quali il nostro cuore batte in armonia.

Io non posso vivere la vita di un altro ed essere felice, e per lo stesso principio non posso nemmeno vivere la vita di "un personaggio" che mi abita, di una maschera che si nutre di parti di me del passato ed essere felice. Un grande filosofo una volta ha scritto che bisognerebbe vivere "senza memorie ne desideri", nel senso che bisognerebbe sempre essere in grado di affrontare ogni giorno come un giorno nuovo e a se stante. Ma se dentro di noi ci sono milioni di "mondi congelati", fatti di interpretazioni della realtà che abbiamo fatto nostre in momenti di dolore, sofferenza o pericolo, e questa energia ci impedisce di muoverci liberamente e di evolvere beh, questo e' un vero peccato.
Ma come e' possibile vivere puliti dentro per essere anche più belli (leggasi sereni) fuori? 
Il primo passo consiste nel rendersi conto che le emozioni che viviamo non sono nostre nemiche, anche quando sono emozioni che ci verrebbe voglia di etichettare come negative. Paura, rabbia, angoscia, inquietudine, sofferenza sono solo segnali che ci arrivano dalla nostra parte più interna per indicare che  stiamo attraversando un'esperienza che ha una certa frequenza, e in quel caso si tratta di emozioni adeguate; oppure, quando non stiamo vivendo alcuna esperienza "negativa" ma proviamo comunque emozioni che ci creano disagio, allora esse ci segnalano che c'è uno squilibrio nel nostro sistema energetico, dovuto a qualche traccia non digerita del nostro passato, affinchè possiamo portare a quei mondi congelati la nostra attenzione per liberare l'energia trattenuta e riportarla in flusso.
Quando sentiamo che siamo preda di emozioni che ci squilibrano, allora, limitiamoci a osservare cosa sta succedendo in noi, senza rifiutarle, permettiamo alle emozioni di comunicare con noi, chiediamoci "questa emozione cosa mi sta dicendo di me?" 
In questo modo riusciremo a portare consapevolezza su ciò che sta sotto l'emozione e potremo, come dire, lavorare sulla base dell'iceberg e non sulla sua punta. 
A tutto quello che emerge possiamo applicare Eft, Set o Iep.
Tutte queste pratiche ci consentono di pulire le tracce del passato e liberare le nostre energie, per poterci realizzare pienamente, dando l'occasione a tutti i nostri talenti di sbocciare come fiori a primavera... 

Buone pulizie a tutti...

sabato 22 novembre 2014

Logosintesi per l’incidente di Maria






Maria è una bella ragazza, di ventisei anni. E’giovane e gode generalmente di uno stato di buona salute ma si presenta da me con un problema: i suoi bei capelli cadono a ciuffi e nessun rimedio che ha provato per eliminare il fenomeno sembra essere efficace.
Le chiedo da quanto va avanti questa cosa.
Mi risponde che a febbraio è capitato un evento e lei non è più stata la stessa.
Era sera, ovviamente faceva freddo, visto il periodo, pioveva e la visibilità era scarsa. Maria stava tornando a casa in macchina da un incontro di lavoro e ad un certo punto, uscendo da una strada che aveva grossi cespugli su entrambi i lati, non ha visto un signore in motorino che stava transitando di fronte a lei, finendo per urtarlo. 

La scena è chiara nella mente di Maria, come se si stesse svolgendo nel presente.
Mi dice “Io uscivo dallo stop, non ho visto quel poveretto che andava per la sua strada e sono uscita troppo con il muso della macchina per cercare di vedere meglio,  urtando il suo motorino. L’ho toccato e lui è rotolato per terra, il motorino è scivolato via. Per fortuna stava bene, non si era fatto nulla, mi sono presa cura di lui fino all’arrivo di vigili e ambulanza, e lo hanno ricoverato solo per tenerlo in osservazione. Adesso ci sentiamo spesso, lui sta bene, è una persona squisita e ho conosciuto anche sua moglie, una donna comprensiva e deliziosa.  Ma anche se tutto è andato per il meglio io non  sono più io. Ho ancora in mente il rumore della botta del cofano che urta il motorino.”

Chiedo a Maria quanto stress le provoca questo rumore che le sembra ancora di sentire e mi risponde che l’intensità del disagio è fra il 9 ed il 10.

Le offro una dopo l’altra le frasi di logosintesi, di modo da sciogliere l’energia congelata collegata a quel suono, ovviamente fra una frase e l’altra lascio a Maria il tempo di elaborazione necessaria affinchè le parole agiscano.

Recupero tutta la mia energia legata a quel rumore della botta del mio cofano che urta il motorino e la riporto al giusto posto in me stessa.

Allontano tutta l’energia estranea legata a quel rumore della botta del mio cofano che urta il motorino, la allontano dal mio corpo, dalle mie cellule e dal mio spazio personale e la rimando allo spazio e al tempo cui davvero appartiene.

Recupero tutta la mia energia legata ad ogni mia reazione a quel rumore della botta del mio cofano che urta il motorino e la riporto al giusto posto in me stessa.

Dopo aver ripetuto tutte le frasi e aver lasciato il tempo alle parole di agire, Maria mi dice di avvertire un formicolio a livello di gambe e mani e di sentire ancora il rumore ma molto ovattato.

Le faccio ripetere nuove frasi su –ciò che resta di questo rumore ovattato del mio cofano che urta il motorino – e alla fine del ciclo Maria dice di sentire il formicolio anche in testa.

“Adesso il ricordo mi sembra ovattato – osserva Maria – e mi pare di sentire il rumore lontanissimo.”
Chiedo alla fanciulla se le sembra che ci sia altro che emerge che le crea disagio e lei risponde con certezza che la infastidisce l’immagine del signore che rotola.

Le offro le frasi:

Recupero tutta la mia energia legata all’immagine del signore che rotola e la riporto al giusto posto in me stessa.

Allontano tutta l’energia estranea legata all’immagine del singore che rotola, la allontano dal mio corpo, dalle mie cellule e dal mio spazio personale e la rimando allo spazio e al tempo cui davvero appartiene.

Recupero tutta la mia energia legata ad ogni mia reazione all’immagine del signore che rotola e la riporto al giusto posto in me stessa.

Dopo un tempo di elaborazione Maria mi dice che adesso anche l’immagine le appare ovattata, sfumata e lontana.

Spiego a Maria che spesso, quando viviamo un evento che scatena in noi una reazione di paura e questo evento si risolve per il meglio, resta in noi la traccia energetica dei pensieri che abbiamo fatto su come sarebbe potuta evolversi la situazione nella peggiore delle ipotesi, una sorta di finale alternativo frutto delle nostre “proiezioni” su qualcosa, poi le offro un’altra frase sulla  - fantasia che il signore potesse morire nell’incidente per colpa sua.

Infine le offro ancora una frase sull’idea che le cose sarebbero dovute andare diversamente e lei non avrebbe mai dovuto vivere quell’evento.

Alla fine Maria mi guarda stupita e mi dice incredula che non sente più la pesantezza che l’aveva accompagnata negli ultimi mesi. 

Afferma di avvvertire ora solo una sensazione di intorpidimento alla testa.

Le offro un intero giro di frasi su questo intorpidimento e su tutto ciò che può significare.

Maria si lascia guidare e il suo volto si fa sempre più disteso.

“Non ci crederai – aggiunge – ma ora mi sembra finalmente che il mio incidente sia un ricordo come tanti già vissuti... è li nel passato e basta. Ora sento di poterlo guardare con serenità”.

Maria è molto sollevata e io ancora una volta sono affascinata dalla bellezza e dall’eleganza di un metodo come logosintesi, che senza sforzo aiuta le persone a sciogliere i loro mondi congelati e a recupare tutta l’energia che appartiene loro dagli eventi passati non elaborati per averla a disposizione nel qui ed ora, consentendo di risolvere molti disagi sia a livello emotivo, mentale che fisico.

Per saperne di più leggi il mio precedente articolo:

oppure consulta il sito ufficiale di Logosintesi:

venerdì 14 novembre 2014

Logosintesi



Logosintesi è sistema di cambiamento, ideato dallo psicologo e psicoterapeuta Willem Lammers nel 2005, utilizzando il potere delle parole.

Alla base della logosintesi ci sono 4 principi fondamentali:

1.    La nostra vera Essenza non soffre: il dolore nasce quando non si ha la consapevolezza della nostra vera essenza.

2.  La consapevolezza della nostra vera Essenza diminuisce a causa dell’introiezione e della dissociazione.

3.        Le parti dissociate e le introiezioni sono strutture energetiche solidificate nello spazio.

4.     Le parole e le frasi hanno un effetto attivo e creativo, oltre ad avere un significato semantico ed emotivo.

Ovvero?

In parole semplici noi siamo molto di più del nostro corpo e della nostra mente. Siamo anche energia vitale, Essenza, che si incarna in questa dimensione, con determinate caratteristiche, in un determinato punto nello spazio e nel tempo per vivere determinate esperienze e uno scopo da realizzare.

A volte però le condizioni della nostra nascita e quelle ambientali, sociali e familiari in cui ci troviamo ad agire, anzichè favorire il contatto con la nostra Essenza ci portano a non sentire più correttamente il legame con quella parte di noi che alcuni chiamano il nostro Sé superiore.

Spesso ci identifichiamo troppo con la nostra mente e con il nostro corpo e quando capitano degli eventi che non siamo in grado di elaborare avvengono dei processi dissociativi:

immagazziniamo un’istantanea multisensoriale dell’ambiente nel momento in cui avviene un evento che non siamo in grado di elaborare (immagini, suoni, colori, sapori, sensazioni, odori), congelandola nel nostro spazio vitale (introiezione);

dissociamo una parte di noi, della nostra energia vitale, la quale si sovrappone all’introiezione per permetterci di gestire il vissuto doloroso e questa parte dissociata immagazzina le nostre reazioni all’evento (dissociazione).

L’introiezione e la dissociazione non sono concetti astratti, bensì strutture energetiche concrete presenti nel nostro corpo o nello spazio attorno a noi.  

Dato che il nostro sistema vuole preservarci dal dolore, ogni volta che viviamo una determinata esperienza la nostra mente attinge alla sua “banca dati”, per avvisarci immediatamente in caso di supposti pericoli, e se incontriamo una qualunque cosa, persona o situazione che ci rievoca quell’evento doloroso non “digerito” vissuto in precedenza, le strutture energetiche congelate possono essere “risvegliate” da questo attivatore  e generare sofferenza.

Nel momento in cui queste strutture si riattivano utilizzare il potere delle parole consente di scioglierle e riportare la nostra energia in flusso.

Logosintesi ci consente di recuperare la nostra energia congelata nel passato, allontanare l’energia estranea dal nostro corpo e dal nostro spazio personale e sciogliere la carica legata alle nostre reazioni all’avento non elaborato, ristabilendo sempre di più il contatto con la nostra Esssenza e imparando a riconoscere il nostro scopo su questa Terra e a vivere in armonia con esso.

Per saperne di più:

Il nove novembre ho completato la formazione come operatrice in Logosintesi.



Non esitare a contattarmi in privato per prenotare una sessione individuale.
virna.trivellato@yahoo.com

sabato 6 settembre 2014

Perchè imparare ad utilizzare EFT e SET?



Quando succede un evento che non ci piace, che non riusciamo ad elaborare, che ci causa un trauma proviamo una forte reazione emotiva. Spessissimo questa reazione viene vissuta come negativa e nel nostro corpo arriva un messaggio cosiddetto “stressorio”. Quando viviamo una situazione stressoria partono, in una frazione di secondo, tutta una serie di processi anche chimici e fisici (il cuore inizia a battere più forte, lo stomaco si chiude, il sangue viene pompato più velocemente, i muscoli entrano in tensione ecc. ecc)  che ci predispongono a diverse risposte. Fra le risposte allo stress più comuni ci sono, da migliaia di migliaia di anni, la lotta, la fuga o il congelamento.
Questo perchè l’uomo dell’antichità che si trovava di fronte ad un pericolo, ad esempio una tigre dai denti a sciabola, poteva reagire scappando, lottando per difendersi, o rimanendo congelato (e in ques’ultimo caso sarebbe diventato cibo per tigri).

Anche oggi questo meccanismo si ripete per aiutarci a reagire in modo adeguato alle sfide che ci si pongono davanti, e che percepiamo come pericolose.
Tuttavia, al giorno d'oggi, è sempre più evidente che “la tigre dai denti a sciabola è spesso reale solo dentro la nostra mente”.

ECCO PERO' COSA SUCCEDE IN QUESTO CASO: il corpo reagisce nello stesso modo sia quando un pericolo è reale, sia quando è immaginato (come nel caso di un ricordo o di una fantasia).

Dunque, se per esempio nella nostra infanzia abbiamo vissuto un trauma (può essere successo sia nel caso che si sia verificato un fatto molto grave, sia che abbiamo percepito un accadimento anche banale come traumatico per noi),  oppure acquisito dall’ambiente intorno a noi un condizionamento (ad esempio abbiamo sempre sentito ripetere al nonno che se non si sta attenti si può essere derubati) potremmo ritrovarci a vivere in uno stato di stress ogni volta che un qualunque attivatore (elemento scatenante) riattiva in noi il ricordo del trauma e/o l’emozione legata al condizionamento (es: la paura di essere derubati).

Oltre a quanto ci portiamo dietro dal passato, anche ognuna delle nostre giornate può riservare piccoli episodi stressanti.

Restare continuamente in uno stato di stress ci rende vulnerabili, più predisposti alle malattie, ci rende incapaci di far ricorso a tutte le nostre risorse per affrontare la vita nel quotidiano perchè ci troviamo costantemente in una modalità di “reazione”, anzichè poter decidere come agire per il meglio, mina i nostri rapporti, i nostri risultati, la nostra felicità e, alla lunga, anche il nostro benessere psico-fisico.

EFT e SET, utilizzando una stimolazione di alcuni punti lungo i meridiani, predispongono il nostro cervello e il nostro corpo ad agire in maniera differente consentendoci di far ricorso alla risposta da stress solamente quando davvero necessario e inoltre agiscono sui ricordi dolorosi, disinnescandone la carica emotiva congelata, altrimenti pronta ad essere attivata dallo stimolo più banale, e consentendoci di rielaborare il passato e di vivere liberi nel presente.


Per iniziare a capire meglio EFT e SET leggi qui: 
http://eft-veneto.blogspot.it/p/blog-page.html 


o scarica la risorsa omaggio CON EFT E SET NEL PAESE DELLA CONSAPEVOLEZZA:
https://drive.google.com/file/d/0Bzqfr8bYCjlxdEtJdWZRQm1oVjA/edit?usp=sharing 



sabato 26 aprile 2014

SCEGLIERE O NON SCEGLIERE....


immagine gentilmente concessa da Sara Stradi



Ho come la sensazione che a volte si debba prima di tutto imparare a distruggere, per poi poter ricostruire….

Lo so, lo so, la parola distruggere non è bellissima, ma rende abbastanza bene l’idea di ciò che intendo.

Non penso certo ad un atto di violenza, bensì ad un atto di coraggio.

Ogni volta che vedo persone rifiutarsi di prendere una decisione mi ripeto che scegliere è già una scelta.

Non giusta, non sbagliata, non siamo qui per giudicare.

Però è una scelta.

E’ la scelta che porta al mantenere lo stato delle cose senza fare nulla per cambiarlo. Salvo poi dire “era inevitabile che andasse così”.

Ebbene, in questi ultimi tempi ho deciso di non scegliere più la “non scelta”.

Fondalmentalmente IO OGGI SCELGO perché sono passata dal non scegliere e mi rendo conto, ora, con il senno di poi, di quanto fossero le mie paure, i miei schemi mentali e i miei personali “incubi e deliri” a tenermi per il bavero della maglietta.

La verità poi, è che non scegliere, non cambiare, non agire, ci mette nella posizione comoda di vivere ciò che si conosce, avendo in più il bonus (vantaggio) di poterci lamentare di ciò che non và. Così almeno ci sentiamo compresi. Quando infatti usciamo fuori e diciamo agli altri, siano essi amici, vicini, parenti o semplici sconosciuti, cose come “eh sa com’è, il governo è così e resta così…. – la malattia mi è venuta e mi tocca tenerla… - non sa che angoscia con mia moglie, ma stiamo insieme, ormai, che vuole che faccia…- sono i giochi della politica, non cambieranno mai.” ci prendiamo il nostro posto nel mondo delle “vittime”, ci ritagliamo un ruolo, un riconoscimento, otteniamo perfino qualche “poverino” che mai guasta per farci sentire compresi……e in più ci togliamo dalla bruttissima posizione che hanno le persone conscie del loro potere….. quella posizione che si traduce in una semplice frase che vi regalo tanto per scrollarvi un po’: “SE IO POSSO CAMBIARE LE COSE CHE NON MI PIACCIONO ALLORA SI PRESUME CHE PRIMA O POI IO ALZI IL MIO BEL SEDERE DALLA SEDIA E COMINCI A FARLO”.

Dunque, dicevamo che ci sono passata…. Proprio così.

Sono stata anche io una campionessa del quieto vivere.

Non osavo cambiare le cose che non amavo e mi ripetevo che tutti i miei guai erano esterni a me.

Mi sentivo intrappolata e incapace di cambiare gli eventi.

Finché non mi sono detta che forse, dopotutto, sarebbe stato più fruttuoso usare la logica e fare una lista. Anzi due.

Allora se pensate di essere fra quelle persone che si ritrovano a dire “ah ma la cosa X è così e io non ci posso fare nulla perché va così/è andata così e non posso proprio intervenire” vi do un paio di suggerimenti.

1 - Chiedetevi se è vero. Fate una lista di tutto quello che non vi piace. Fate una lista di tutto ciò che non volete, che cambiereste, che vorreste diverso. Poi, per ognuno degli elementi messi nella prima lista fate un elenco di possibili passi che potete fare per cambiare le cose. Anche se sono  piccoli, anche se sono minuscoli, anche se vi sembrano insignificanti, stupidi o inutili fate una lista di passi concreti e reali che potete fare in un tempo che va da subito ad un settimana. Mi raccomando però, devono essere passi concreti e reali e devono dipendere solamente da voi. Vi faccio un esempio. Immaginate di avere un lavoro che odiate. Un capo che vi sta antipatico. Un ruolo che non vi soddisfa. Nella lista numero uno mettete “IL LAVORO”. Nella lista numero due mettete cose come:
1 scrivere un curriculum
2 parlare con il capo per farmi dare un incarico migliore
3 parlare con la collega per vedere se possiamo scambiarci dei compiti
4 iniziare a guardare su internet nuove offerte di lavoro
5 parlare con il capo per aver un confronto costruttivo e reimpostare le cose.

Una volta messe nero su bianco delle opzioni concrete di cambiamento potreste rendervi conto per la prima volta che non avete mai messo mano al piccone, per smantellare quello che non và, solo perché non vi eravate resi neppure conto che era in vostro potere farlo.

Spesso è utile imparare a “distruggere” le nostre idee su noi stessi e sul mondo, per poi essere in grado di costruirne di nuove.

2 - Usate E.F.T. e S.E.T. per smantellare le vecchie convinzioni, le paure, le idee che avete su voi stessi, sul mondo, sulla situazione che state vivendo. Così facendo creerete nuovo spazio, per far entrare ciò che di migliore l'universo ha in serbo per voi.

Per cominciare vi faccio qualche esempio molto pratico.

ANCHE SE PENSO DI NON POTERE IN NESSUN MODO CAMBIARE LA SITUAZIONE MI APRO ALLA POSSIBILITA' DI POTERLA CAMBIARE LO STESSO...


ANCHE SE PENSO DI NON POTERE IN NESSUN MODO CAMBIARE LA SITUAZIONE MI APRO ALLA POSSIBILITA' DI ACCETTARLA, E ACCETTARE E' GIA' CAMBIARE LE COSE...

ANCHE SE NON PENSO DI AVERE IL POTERE SULLA MIA VITA, CREDO CHE TUTTO CAPITI PER FORTUNA O PER "SFIGA", MI APRO ALLA POSSIBILITA' DI ESSERE IO CHE CREO IL MIO DESTINO...

ANCHE SE A QUALCHE LIVELLO HO GENERATO E ANCORA OGGI MANTENGO "QUESTA SITUAZIONE" (SCENA, FANTASIA, CREDENZA), RECUPERO TUTTA LA MIA ENRGIA COINVOLTA NELLA SUA INCONSAPEVOLE CREAZIONE E LA RIPORTO NEL MIO CENTRO..

Sono solo pochi spunti... ma mi auguro che vi servano di sprone per prendervi la responsabilità delle vostre scelte, e delle vostre vite.

Virna

venerdì 14 marzo 2014

La ferita da abbandono




Liberamente ispirato da Le cinque ferite e come guarirle di Lise Bourbeau

Questo articolo continua la serie inziata due mesi fa con Le ferite e le maschere. In esso si spiega come nel testo della Bourbeau sopra menzionato si identifichino 5 ferite primarie che viviamo da bambini e che ci spingono a “indossare” una maschera per proteggerci dalla sofferenza secondo il seguente schema:
MASCHERA
FERITA
Fuggitivo
Rifiuto
Dipendente
Abbandono
Masochista
Umiliazione
Controllore
Tradimento
Rigido
Ingiustizia

Ogni persona può avere vissuto più di una ferita, anche tutte e cinque.
Per qualcuno una ferita  può essere prevalente rispetto alle altre, mentre per altri possono esserci una o più ferite leggere.

Qualcuno può anche manifestare caratteristiche di tutte le maschere in egual misura.

Alcune ferite possono essere molto ben nascoste.

Per comodità espositiva ho deciso di seguire l’ordine dei capitoli del libro originale.

Oggi affrontiamo la FERITA DA ABBANDONO.

Abbandonare qualcuno significa lasciarlo, allontanarsene, per un periodo o per sempre.

L’abbandono, diversamente dal rifiuto è una ferita vissuta sul piano dell’avere e del fare e “LE PERSONE  CHE SI SENTONO ABBANDONATE NON SI SENTONO SUFFICIENTEMENTE NUTRITE DAL PUNTO DI VISTA AFFETTIVO ”. E se ottengono molto “nutrimento affettivo” spesso non è quello di cui pensano di avere bisogno.

E’ un tipo di ferita che si può manifestare molto presto e si vive nei confronti del genitore del sesso opposto.

Un bambino può essersi sentito abbandonato ad esempio se è nato un fratellino, che ha assorbito le attenzioni della madre, soprattutto se magari il fratello è malato o disabile e il bimbo ha pensato che non avrebbe mai più avuto la stessa attenzione.

Oppure se i genitori vanno al lavoro e hanno poco tempo da dedicargli.
Una bambina può sentirsi abbandonata se il padre se ne và di casa, o muore...

Qualunque siano state le reali circostanze, gli eventi e le esperienze la persona  che ha una ferita da abbandono pensa che il genitore del sesso opposto al suo avrebbe dovuto occuparsi di più di lei.

La persona con una ferita da abbandono può incarnare la maschera del DIPENDENTE, per la cui descrizione completa vi rimando al libro della Bourbeau.

E il dipendente è il tipo caratteriologico più propenso a incarnare il ruolo della VITTIMA.

Considerate poi che alla vittima piace assumersi il ruolo di SALVATORE , soprattutto al fine di sentirsi importante e attirare attenzione.

Per quello che conta ai fini di questo articolo ci tengo a sottolineare che “il dipendente” tende a vivere spesso degli alti e dei bassi. Per un certo tempo si sente felice, poi improvvisamente si sente infelice e triste. Quasi sempre, indagando, scoprirebbe di avere paura della solitudine.

Ecco un riassunto delle sue caratteristiche.

Spesso si crea ogni sorta di problemi, per attirare l’attenzione, arrivando anche ad ammalarsi e
drammatizza molto ogni cosa che succede essendo sempre alla ricerca del sostegno altrui. Si comporta come un bambino piccolo che per avere attenzione piange, si lamenta, ricorre alla manipolazione, al broncio e al ricatto... perchè crede di non potercela fare da solo.

Il dipendente tende a chiedere sempre consigli agli altri, ma non sempre li segue, anzi, decide alla fine di testa sua, perchè ciò che davvero cerca non è il loro aiuto bensì il sostegno e l’approvazione di quello che sceglie.

Come ho già detto, il dipendente ha molta paura della solitudine e per questo a volte arriva a sostenere delle situazioni inaccettabili, pur di non essere abbandonato.

E’ il caso della donna che accetta di venire tradita o picchiata e resta lo stesso con il compagno, ma anche dell’uomo che accetta che la moglie abbia un’altra relazione ma fa finta di nulla per non perderla.

Il dipendente ha difficoltà quando si tratta di lasciare o abbandonare qualcosa o qualcuno.

Spesso gli capita di sentirsi facilemente abbandonato dalle persone dell’altro sesso e le accusa per questo.

Facilemente prova un grande tristezza, e per non sentirla cerca costantemente la presenza di qualcuno cui aggrapparsi.

Può arrivare però anche all’estremo opposto, ovvero scegliere di allontanarsi da una persona o da una situazione che accusa di farlo sentire solo e abbandonanto, non rendendosi conto che in questo caso è lui che abbandona.

E’ disposto a fare di tutto perchè gli altri lo prendano in considerazione, lo facciano sentire importante.

Ad esempio, la madre farà di tutto perchè i figli sentano che sono sempre nei suoi pensieri, in quanto dipende molto dal loro amore e dalla loro considerazione.

A volte, per tentare di nascondersi questa ferita da abbandono, si convince di essere indipendente, e non fa altro che ripetere agli altri quanto sta bene solo  e che non ha bisogno di nessuno.

Spesso chi soffre di una ferita da abbandono, ricorre anche al sesso per sentirsi importante, perchè sentirsi desiderato equivale per lui/lei a sentirsi considerato.

A volte può isolarsi rispetto alla persona o alla cosa che desidera tanto. Questo per chè non si apre per ricevereo per accettare per paura di non saperlo gestire, o per paura di  vivere nuovamente un abbandono.

Molti dipendenti sabotano la loro stessa felicità, così quando ad esempio una relazione si fa seria fanno di tutto perchè finisca .

In breve,  molti dei comportamenti delle persone dipendenti dipendono dal timore di essere abbandonati.

Ecco qui alcuni suggerimenti per utilizzare EFT se vi siete sentiti in sintonia con la descrizione di cui sopra:

Mi sento abbandonato...... e non posso farci nulla....

Anche se la persona che amo non mi da abbastanza sostegno, e io mi sento abbandonato mi ascolto e
mi accetto nonostante questo...

Anche se quando ero piccola i miei genitori mi hanno abbandonato dalla nonna per andare in vacanza e io non li ho ancora perdonati e continuo a regire a questo senso di abbandono accetto di perdonare e andare avanti con la mia vita..

Anche se mio padre non si è occupato abbastanza di me... e nemmeno ora mi considera mai abbastanza....decido di concedermi l’amore che vorrei da lui... (se a picchiettare è un maschio può dire questa e tutte le altre frasi rivolto alla madre)

Mi sento sempre una vittima, in questa vita capitano tutte a me.....

Anche se solo quando ho un problema mi capita di ottenere la considerazione degli altri mi apro alla possibilità di vivere una vita in armonia con il mio vero Io.

Ho bisogno di sentire che qualcuno mi approva, che mi sostiene, che mi può rimettere in piedi...

Anche se ho sempre bisogno di attirare l’attenzione degli altri.... beh va bene così...

Gli altri mi devono attenzione, io voglio attenzione, mi merito attenzione.... se non mi danno attenzione mi incavolo e che vadano a quel paese...ma non glielo dico se no mi tolgono attenzione...

Portate osservazione al vostro spazio personale picchiettando. Provate un senso di solitudine? Dove sentite la solitudine? Cosa emerge? Ricordi, emozioni, idee?

Cosa sarà di me se X mi lascia? Che farò da solo/a? Che accadrà?

Anche se mi sento in conflitto perchè da un lato voglio attenzione e dall’altro ho paura di chiederla e disturbare, recupero tutta la mia energia legata a questo conflitto e la riallineo al mio centro...

Anche se non sono capace di lasciare mio marito(moglie), anche se lo vorrei, veramente faccio fatica anche a lasciare il supermercato quando faccio la spesa, figurati lasciare un matrimonio, beh, non lascio mai nulla volentieri, mi apro alla possibilità di capire cosa è meglio per me.

Anche se sento a volte una grande tristezza, mi amo e mi accetto come sono... e amo e accetto anche la tristezza, anzi, le chiedo cosa mi vuole dire...

Non sono abbastanza importante per X.... è così difficile, mi sento abbandonata....

Io NON SONO DIPENDENTE.... io sono assolutamente indipendente e sto bene così... chi se ne frega del mondo...

Anche se mi capita di aggrapparmi troppo agli altri e così li spavento, e si allontanano, cavolo, mi capita sempre la stessa cosa...

Ho abbandonato un progetto che mi stava molto a cuore  e mi sento uno schifo...

Non riesco a darmi attenzione .... sento come una voragine dentro, che non si riempie mai, e gli altri non riescono a colmarla nemmeno se mi danno attenzione...

Anche se le persone dell’altro sesso finiscono tutte per abbandonarmi, proprio come mia madre (padre).... mi apro alla possibilità di capire che il mondo va avanti....

Queste frasi vogliono offrirvi degli spunti...

Potete anche rileggere il riassunto della descrizione del dipendente e lasciare che emergano pensieri, convinzioni, immaginini che vi riguardano più direttamente. Così facendo troverete le frasi migliori per voi sulle quali fare abbondante tapping...

Buon picchiettamento.