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domenica 11 settembre 2016

Come elaborare le nostre ferite con le tecniche energetiche. (da Le cinque ferite e come guarirle di Lise Bourbeau)




Prima di suggerirvi alcune frasi che potete utilizzare per fare dei giri di EFT o SET vediamo insieme alcuni concetti espressi dalla Bourbeau.

Nel capitolo primo del suo libro, Lise spiega che, in generale, i bambini passano attraverso quattro fasi:

1 – LA GIOIA DI ESSERE SE STESSI E SPERIMENTARE (-SI);

2 – LA SCOPERTA CHE QUANDO SIAMO NOI STESSI SPESSO FINIAMO PER FERIRE, DISTURBARE O MANDARE IN CONFLITTO I NOSTRI GENITORI O GLI ALTRI ADULTI CHE RUOTANO INTORNO ALLA NOSTRA ESISTENZA;

3 – UN PERIODO DI CRISI E DI RIBELLIONE (durante il quale si manifestano spesso crisi di collera o rabbia anche incontrollabile);

4 – LA CREAZIONE DI UNA NUOVA PERSONALITA’, DI MODO DA UNIFORMARSI A CIO’ CHE GLI ALTRI VOGLIONO DA NOI E SMETTERE DI SOFFRIRE E FARE SOFFRIRE.

Secondo la Bourbeau questa “nuova personalità”, che tutti noi ci creiamo, è riconducibile in modo più o meno evidente a cinque “maschere” tipo, corrispondenti a cinque tipologie di ferite principali vissute nelle prime fasi della nostra vita, e a volte anche prima di nascere, già nel grembo materno.
Molto spesso la nuova personalità è un composto di diversi aspetti delle maschere, questo quando abbiamo vissuto in maniera forte più di una ferita.

Riassumiamo le maschere e le ferite corrispondenti:

Ferite
Maschere


Rifiuto
Fuggitivo
Abbandono
Dipendente
Umiliazione
Masochista
Tradimento
Controllore
Ingiustizia
Rigido

Quando creiamo una nuova personalità ed indossiamo una maschera lo facciamo per proteggerci dal dolore, vissuto nel momento in cui ci siamo sentiti rifiutati, abbandonati, umiliati, traditi o trattati ingiustamente dai nostri genitori (normalmente da uno dei due in particolare).
Non importa davvero cosa abbiano fatto i nostri genitori, come, quando e in che modo ci abbiano per esempio rifiutato, magari perchè siamo femmine e volevano un figlio maschio, perchè la verità è che avere provato dolore e avere subito questa ferita che condiziona la nostra esistenza, dipende dal fatto che ABBIAMO VISSUTO QUELL’ESPERIENZA NELLA NON ACCETTAZIONE, e NON PERDONIAMO (i nostri genitori o altri adulti di riferimento) NE’ CI PERDONIAMO PER AVERLA VISSUTA.
Ovviamente, per la legge di causa ed effetto, capiterà che proprio perchè non accettiamo una data situazione la vivremo e la rivivremo ancora per avere modo di elaborarla.
PERCHE’ SIAMO TUTTI SU QUESTA TERRA PER VIVERE DETERMINATE ESPERIENZE E IMPARARE AD AMARE.
La Bourbeau scrive anche che “più soffri in una data situazione o con una certa persona, più il problema viene da lontano”.
Ecco che quando ci scopriamo a vivere lo stesso tipo di sofferenza, o quando ci sembra di essere bloccati in un girone dell’inferno, condannati a ripetere sempre la stesso tipo esperienza dolorosa, anzichè prendercela con la vita, con gli altri, con il destino o con Saturno in trigono, possiamo cominciare ad aprirci alla possibilità di accettare l’idea che tutto ciò che stiamo vivendo lo stiamo in qualche modo co-creando, con la nostra energia, perchè tutte le ferite che abbiamo congelato, anzichè risolverlo, vibrano in noi ad una determinata frequenza e attirano persone ed eventi che sono in risonanza con lo stesso tipo di energia.
Ma cosa possiamo fare subito?
Possiamo ascoltarci e se comprendiamo che una situazione non è più utile per noi possiamo decidere di elaborarla e lasciarla andare, prima di tutto attraverso l’auto osservazione, alla ricerca di tutto quello cui stiamo reagendo e che ci provoca dolore e che risulta in qualche modo collegato alle ferite originarie, che sono ancora vive dentro di noi.
In questo processo EFT può esserci molto utile fin da subito, anche se ancora non sappiamo bene nè in quale ferita ci riconosciamo, nè quale o quali maschere abbiamo deciso di “indossare”, di conseguenza, per cercare di evitare di soffrire.






Di seguito alcune frasi che potete usare come spunto sul tema:
Anche se quado sento parlare di maschere a me viene in mente il Carnevale, ma effettivamente c’è qualcosa nella mia vita che non mi rende proprio felice e soddisfatto…
Ma io non so quale maschera ho, non mi vesto nemmeno mai da carnevale, certo che però se leggo bene la parola ABBANDONO, mi risuona…..
Anche se non so se ho subito una ferita di queste, e quale, mi apro alla possibilità di capirlo, se è per il mio massimo bene, e di elaborarla e lasciarla andare…
Anche se a me l’idea che qualcosa la sto co-creando mi fa sentire in colpa, e la rifiuto, mi amo e mi accetto totalmente, anche se rifiuto anche me…
Anche se mi sa che è tanto tempo che non esploro la gioia di essere me stessa, manco sono sicura di saperlo chi sono….. e chi me lo fa fare di scoprirlo poi, tanto mica lo so se c’è qualcosa da salvare…
Ho mai provato la gioia di essere me stesso? Mi apro comunque alla possibilità di farlo ora… se non l’ho ancora fatto mi accetto così..
Anche se questa cosa della gioia di essere se stessi mi fa girare i sentimenti, se fossi me stesso fino in fondo non piacerei a nessuno..
Anche se sono convinta che se fossi me stessa non piacerei a nessuno, mi amo e mi accetto , o per lo meno mi piaccio… anche se non è vero…
Anche se ho paura di essere me stessa mi apro alla possibilità che si possa fare..
Anche se mi ricordo quanto davo fastidio ai miei genitori, e non avevano mai tempo perchè dovevano lavorare…
Mi vengono in mente i ricordi di scuola, mica potevo essere me stessa, con gli insegnanti e i compagni, non andava bene niente… Ho dovuto mettere una maschera, non piacevo a nessuno, dicevano che ero strana…Anche se mi sento molto delusa e arrabbiata, per come mi sono sentita quando ero piccola…
Anche se sono ancora molto arrabbiata e mi viene voglia di ribellarmi ogni volta che mia madre mi parla…
Anche se non so mai quando sto agendo e quando agisco solo per lo sfizio di fare il contrario di quello che piace ai miei… Anche se nel mio spazio di percezione è rimasta la rappresentazione congelata di quando da piccola sentivo di dispiacere gli altri, ed io continuo a reagire ad essa, recupero tutta l’energia che ho utilizzato per costruirla e mantenerla e la riporto nel mio centro…
Anche se nel mio spazio di percezione è rimasta la rappresentazione congelata di me a tre anni, ed io continuo a reagire ad essa, recupero tutta l’energia che ho utilizzato per costruirla e mantenerla e la riporto nel mio centro…
Anche se a qualche livello ho generato e ancora oggi mantengo questa rabbia, recupero tutta la mia energia coinvolta nella sua inconsapevole creazione e la riporto nel mio centro…
Anche se non credo di avere una personalità alternativa, figuriamoci, io sono me stesso sempre, mi amo e mi accetto…
Anche se a leggere questo capitolo non ho rivisto proprio nulla di me, recupero tutta la mia energia legata a questo nulla e la riporto nel mio centro …
Ho vissuto troppe brutte cose, non voglio perdonare, non è colpa mia… Mi rifiuto di pensare al passato… ciò che è stato è stato… Mi sembra di vivere sempre la stessa esperienza, e non capisco perchè…. non è giusto… Anche se non capisco perchè sono bloccato nello stesso tipo di sofferenza da tanto tempo, mi apro alla possibilità di lasciarlo andare… Mi perdono e mi accetto così come sono, con tutto quello che ho vissuto e che vivo…


Speriamo che queste frasi vi possano aiutare, nel vostro cammino per diventare sempre più consapevoli!


domenica 14 giugno 2015

Eft per le ferite primarie





Liberamente ispirato da Le cinque ferite e come guarirle di Lise Bourbeau

In questo periodo ho ripreso in mano un libro a mio avviso straordinario: “Le cinque ferite e come guarirle” di Lise Bourbeau e ho pensato di scrivere un articolo, dato che mi ritrovo perfettamente d’accordo con molte delle cose che l’autrice scrive.

Ad esempio, nel capitolo primo, Lise spiega che, in generale, i bambini passano attraverso quattro fasi:

1 – LA GIOIA DI ESSERE SE STESSI E SPERIMENTARE (-SI);

2 – LA SCOPERTA CHE QUANDO SIAMO NOI STESSI SPESSO FINIAMO PER FERIRE, DISTURBARE O MANDARE IN CONFLITTO I NOSTRI GENITORI O GLI ALTRI ADULTI CHE RUOTANO INTORNO ALLA NOSTRA ESISTENZA;

3 – UN PERIODO DI CRISI E DI RIBELLIONE (durante il quale si manifestano spesso crisi di collera o rabbia anche incontrollabile);

4 – LA CREAZIONE DI UNA NUOVA PERSONALITA’, DI MODO DA UNIFORMARSI A CIO’ CHE GLI ALTRI VOGLIONO DA NOI E SMETTERE DI SOFFRIRE E FARE SOFFRIRE.


Secondo la Bourbeau  questa “nuova personalità”, che tutti noi ci creiamo, è riconducibile in modo più o meno evidente a cinque “maschere” tipo, corrispondenti a cinque tipologie di ferite principali vissute nelle prime fasi della nostra vita, e a volte anche prima di nascere, già nel grembo materno.

Molto spesso la nuova personalità è un composto di diversi aspetti delle maschere, questo quando abbiamo vissuto in maniera forte più di una ferita.

Le maschere e le ferite corrispondenti sono queste:

MASCHERA
FERITA
Fuggitivo
Rifiuto
Dipendente
Abbandono
Masochista
Umiliazione
Controllore
Tradimento
Rigido
Ingiustizia

Quando creiamo una nuova personalità ed indossiamo una maschera lo facciamo per proteggerci dal dolore, vissuto nel momento in cui ci siamo sentiti rifiutati, abbandonati, umiliati, traditi o trattati ingiustamente dai nostri genitori (normalmente da uno dei due in particolare).

Non importa davvero cosa abbiano fatto i nostri genitori, come, quando e in che modo ci abbiano per esempio rifiutato, magari perchè siamo femmine e volevano un figlio maschio, perchè la verità è che avere provato dolore e avere subito questa ferita che condiziona la nostra esistenza, dipende dal fatto che ABBIAMO VISSUTO QUELL’ESPERIENZA NELLA NON ACCETTAZIONE, e NON PERDONIAMO (i  nostri  genitori o altri adulti di riferimento) NE’ CI PERDONIAMO PER AVERLA VISSUTA.

Ovviamente, per la legge di causa ed effetto, capiterà che proprio perchè non accettiamo una data situazione la vivremo e la rivivremo ancora per avere modo di elaborarla.

PERCHE’ SIAMO TUTTI SU QUESTA TERRA PER VIVERE DETERMINATE ESPERIENZE E IMPARARE AD AMARE.

La Bourbeau scrive anche che “più soffri in una data situazione o con una certa persona, più il problema viene da lontano”.

Ecco che quando ci scopriamo a vivere lo stesso tipo di sofferenza, o quando ci sembra di essere bloccati in un girone dell’inferno, condannati a ripetere sempre la stesso tipo esperienza dolorosa, anzichè prendercela con la vita, con gli altri, con il destino o con Saturno in trigono, possiamo cominciare ad aprirci alla possibilità di accettare l’idea che tutto ciò che stiamo vivendo lo stiamo in qualche modo co-creando, con la nostra energia, perchè tutte le ferite che abbiamo congelato, anzichè risolto, vibrano in noi ad una determinata frequenza e attirano persone ed eventi che sono in risonanza con lo stesso tipo di energia.

Ma cosa possiamo fare subito?

Possiamo ascoltarci e se comprendiamo che una situazione non è più utile per noi possiamo decidere di  elaborarla e lasciarla andare, prima di tutto attraverso l’auto osservazione, alla ricerca di tutto quello cui stiamo reagendo e che ci provoca dolore e che risulta in qualche modo collegato alle ferite originarie, che sono ancora vive dentro di noi.   

In questo processo EFT può esserci molto utile fin da subito, anche se ancora non sappiamo bene nè in quale ferita ci riconosciamo, nè  quale o quali maschere abbiamo deciso di “indossare”, di conseguenza, per cercare di evitare di soffrire.

Di seguito alcune frasi che potete usare come spunto sul tema:

Anche se quado sento parlare di maschere a me viene in mente il Carnevale, ma effettivamente c’è qualcosa nella mia vita che non mi rende proprio felice e soddisfatto...

Ma io non so quale maschera ho, non mi vesto nemmeno mai da carnevale, certo che però se leggo bene la parola ABBANDONO, mi risuona.....

Anche se non so se ho subito una ferita di queste, e quale, mi apro alla possibilità di capirlo, se è per il mio massimo bene, e di elaborarla e lasciarla andare...

Anche se a me l’idea che qualcosa la sto co-creando mi fa sentire in colpa, e la rifiuto, mi amo e mi accetto totalmente, anche se rifiuto anche me...

Anche se mi sa che è tanto tempo che non esploro la gioia di essere me stessa, manco sono sicura di saperlo chi sono..... e chi me lo fa fare di scoprirlo poi, tanto mica lo so se c’è qualcosa da salvare...

Ho mai provato la gioia di essere me stesso? Mi apro comunque alla possbilità di farlo ora... se non l’ho ancora fatto mi accetto così..

Anche se questa cosa della gioia di essere se stessi mi fa girare i sentimenti, se fossi me stesso fino in fondo non piacerei a nessuno..

Anche se sono convinta che se fossi me stessa non piacerei a nessuno, mi amo e mi accetto , o per lo meno mi piaccio... anche se non è vero...

Anche se ho paura di essere me stessa mi apro alla possibilità che si possa fare..

Anche se mi ricordo quanto davo fastidio ai miei genitori, e non avevano mai tempo perchè dovevano lavorare...

Mi vengono in mente i ricordi di scuola, mica potevo essere me stessa, con gli insegnanti e i compagni, non andava bene niente....

Ho dovuto mettere una maschera, non piacevo a nessuno, dicevano che ero strana...

Anche se mi sento molto delusa e arrabbiata, per come mi sono sentita quando ero piccola...

Anche se sono ancora molto arrabbiata e mi viene voglia di ribellarmi ogni volta che mia madre mi parla...

Anche se non so mai quando sto agendo e quando agisco solo per lo sfizio di fare il contrario di quello che piace ai miei..

Anche se nel mio spazio di percezione è rimasta la rappresentazione congelata di quando da piccola sentivo di dispiacere gli altri, ed io continuo a reagire ad essa, recupero tutta l’energia che ho utilizzato per costruirla e mantenerla e la riporto nel mio centro...

Anche se nel mio spazio di percezione è rimasta la rappresentazione congelata di me a tre anni, ed io continuo a reagire ad essa, recupero tutta l’energia che ho utilizzato per costruirla e mantenerla e la riporto nel mio centro...

Anche se a qualche livello ho generato e ancora oggi mantengo questa rabbia, recupero tutta la mia energia coinvolta nella sua inconsapevole creazione e la riporto nel mio centro...

Anche se non credo di avere una personalità alternativa, figuriamoci, io sono me stesso sempre, mi amo e mi accetto...

Anche se a leggere questo articolo non ho rivisto proprio nulla di me, recupero tutta la mia energia legata a questo nulla  e la riporto nel mio centro ...

Ho vissuto troppe brutte cose, non voglio perdonare, non è colpa mia...

Mi rifiuto di pensare al passato... ciò che è stato è stato....

Mi sembra di vivere sempre la stessa esperienza, e non capisco perchè.... non è giusto..

Anche se non capisco perchè sono bloccato nello stesso tipo di sofferenza da tanto tempo, mi apro alla possibilità di lasciarlo andare..

Mi perdono e mi accetto così come sono, con tutto quello che ho vissuto e che vivo...

Spero che queste frasi vi possano aiutare, nel vostro cammino per diventare sempre più consapevoli, personalmente ho amato molto utilizzarle prima di tutto su di me e poi scriverle...
Che vi portino il meglio per voi!

venerdì 14 marzo 2014

La ferita da abbandono




Liberamente ispirato da Le cinque ferite e come guarirle di Lise Bourbeau

Questo articolo continua la serie inziata due mesi fa con Le ferite e le maschere. In esso si spiega come nel testo della Bourbeau sopra menzionato si identifichino 5 ferite primarie che viviamo da bambini e che ci spingono a “indossare” una maschera per proteggerci dalla sofferenza secondo il seguente schema:
MASCHERA
FERITA
Fuggitivo
Rifiuto
Dipendente
Abbandono
Masochista
Umiliazione
Controllore
Tradimento
Rigido
Ingiustizia

Ogni persona può avere vissuto più di una ferita, anche tutte e cinque.
Per qualcuno una ferita  può essere prevalente rispetto alle altre, mentre per altri possono esserci una o più ferite leggere.

Qualcuno può anche manifestare caratteristiche di tutte le maschere in egual misura.

Alcune ferite possono essere molto ben nascoste.

Per comodità espositiva ho deciso di seguire l’ordine dei capitoli del libro originale.

Oggi affrontiamo la FERITA DA ABBANDONO.

Abbandonare qualcuno significa lasciarlo, allontanarsene, per un periodo o per sempre.

L’abbandono, diversamente dal rifiuto è una ferita vissuta sul piano dell’avere e del fare e “LE PERSONE  CHE SI SENTONO ABBANDONATE NON SI SENTONO SUFFICIENTEMENTE NUTRITE DAL PUNTO DI VISTA AFFETTIVO ”. E se ottengono molto “nutrimento affettivo” spesso non è quello di cui pensano di avere bisogno.

E’ un tipo di ferita che si può manifestare molto presto e si vive nei confronti del genitore del sesso opposto.

Un bambino può essersi sentito abbandonato ad esempio se è nato un fratellino, che ha assorbito le attenzioni della madre, soprattutto se magari il fratello è malato o disabile e il bimbo ha pensato che non avrebbe mai più avuto la stessa attenzione.

Oppure se i genitori vanno al lavoro e hanno poco tempo da dedicargli.
Una bambina può sentirsi abbandonata se il padre se ne và di casa, o muore...

Qualunque siano state le reali circostanze, gli eventi e le esperienze la persona  che ha una ferita da abbandono pensa che il genitore del sesso opposto al suo avrebbe dovuto occuparsi di più di lei.

La persona con una ferita da abbandono può incarnare la maschera del DIPENDENTE, per la cui descrizione completa vi rimando al libro della Bourbeau.

E il dipendente è il tipo caratteriologico più propenso a incarnare il ruolo della VITTIMA.

Considerate poi che alla vittima piace assumersi il ruolo di SALVATORE , soprattutto al fine di sentirsi importante e attirare attenzione.

Per quello che conta ai fini di questo articolo ci tengo a sottolineare che “il dipendente” tende a vivere spesso degli alti e dei bassi. Per un certo tempo si sente felice, poi improvvisamente si sente infelice e triste. Quasi sempre, indagando, scoprirebbe di avere paura della solitudine.

Ecco un riassunto delle sue caratteristiche.

Spesso si crea ogni sorta di problemi, per attirare l’attenzione, arrivando anche ad ammalarsi e
drammatizza molto ogni cosa che succede essendo sempre alla ricerca del sostegno altrui. Si comporta come un bambino piccolo che per avere attenzione piange, si lamenta, ricorre alla manipolazione, al broncio e al ricatto... perchè crede di non potercela fare da solo.

Il dipendente tende a chiedere sempre consigli agli altri, ma non sempre li segue, anzi, decide alla fine di testa sua, perchè ciò che davvero cerca non è il loro aiuto bensì il sostegno e l’approvazione di quello che sceglie.

Come ho già detto, il dipendente ha molta paura della solitudine e per questo a volte arriva a sostenere delle situazioni inaccettabili, pur di non essere abbandonato.

E’ il caso della donna che accetta di venire tradita o picchiata e resta lo stesso con il compagno, ma anche dell’uomo che accetta che la moglie abbia un’altra relazione ma fa finta di nulla per non perderla.

Il dipendente ha difficoltà quando si tratta di lasciare o abbandonare qualcosa o qualcuno.

Spesso gli capita di sentirsi facilemente abbandonato dalle persone dell’altro sesso e le accusa per questo.

Facilemente prova un grande tristezza, e per non sentirla cerca costantemente la presenza di qualcuno cui aggrapparsi.

Può arrivare però anche all’estremo opposto, ovvero scegliere di allontanarsi da una persona o da una situazione che accusa di farlo sentire solo e abbandonanto, non rendendosi conto che in questo caso è lui che abbandona.

E’ disposto a fare di tutto perchè gli altri lo prendano in considerazione, lo facciano sentire importante.

Ad esempio, la madre farà di tutto perchè i figli sentano che sono sempre nei suoi pensieri, in quanto dipende molto dal loro amore e dalla loro considerazione.

A volte, per tentare di nascondersi questa ferita da abbandono, si convince di essere indipendente, e non fa altro che ripetere agli altri quanto sta bene solo  e che non ha bisogno di nessuno.

Spesso chi soffre di una ferita da abbandono, ricorre anche al sesso per sentirsi importante, perchè sentirsi desiderato equivale per lui/lei a sentirsi considerato.

A volte può isolarsi rispetto alla persona o alla cosa che desidera tanto. Questo per chè non si apre per ricevereo per accettare per paura di non saperlo gestire, o per paura di  vivere nuovamente un abbandono.

Molti dipendenti sabotano la loro stessa felicità, così quando ad esempio una relazione si fa seria fanno di tutto perchè finisca .

In breve,  molti dei comportamenti delle persone dipendenti dipendono dal timore di essere abbandonati.

Ecco qui alcuni suggerimenti per utilizzare EFT se vi siete sentiti in sintonia con la descrizione di cui sopra:

Mi sento abbandonato...... e non posso farci nulla....

Anche se la persona che amo non mi da abbastanza sostegno, e io mi sento abbandonato mi ascolto e
mi accetto nonostante questo...

Anche se quando ero piccola i miei genitori mi hanno abbandonato dalla nonna per andare in vacanza e io non li ho ancora perdonati e continuo a regire a questo senso di abbandono accetto di perdonare e andare avanti con la mia vita..

Anche se mio padre non si è occupato abbastanza di me... e nemmeno ora mi considera mai abbastanza....decido di concedermi l’amore che vorrei da lui... (se a picchiettare è un maschio può dire questa e tutte le altre frasi rivolto alla madre)

Mi sento sempre una vittima, in questa vita capitano tutte a me.....

Anche se solo quando ho un problema mi capita di ottenere la considerazione degli altri mi apro alla possibilità di vivere una vita in armonia con il mio vero Io.

Ho bisogno di sentire che qualcuno mi approva, che mi sostiene, che mi può rimettere in piedi...

Anche se ho sempre bisogno di attirare l’attenzione degli altri.... beh va bene così...

Gli altri mi devono attenzione, io voglio attenzione, mi merito attenzione.... se non mi danno attenzione mi incavolo e che vadano a quel paese...ma non glielo dico se no mi tolgono attenzione...

Portate osservazione al vostro spazio personale picchiettando. Provate un senso di solitudine? Dove sentite la solitudine? Cosa emerge? Ricordi, emozioni, idee?

Cosa sarà di me se X mi lascia? Che farò da solo/a? Che accadrà?

Anche se mi sento in conflitto perchè da un lato voglio attenzione e dall’altro ho paura di chiederla e disturbare, recupero tutta la mia energia legata a questo conflitto e la riallineo al mio centro...

Anche se non sono capace di lasciare mio marito(moglie), anche se lo vorrei, veramente faccio fatica anche a lasciare il supermercato quando faccio la spesa, figurati lasciare un matrimonio, beh, non lascio mai nulla volentieri, mi apro alla possibilità di capire cosa è meglio per me.

Anche se sento a volte una grande tristezza, mi amo e mi accetto come sono... e amo e accetto anche la tristezza, anzi, le chiedo cosa mi vuole dire...

Non sono abbastanza importante per X.... è così difficile, mi sento abbandonata....

Io NON SONO DIPENDENTE.... io sono assolutamente indipendente e sto bene così... chi se ne frega del mondo...

Anche se mi capita di aggrapparmi troppo agli altri e così li spavento, e si allontanano, cavolo, mi capita sempre la stessa cosa...

Ho abbandonato un progetto che mi stava molto a cuore  e mi sento uno schifo...

Non riesco a darmi attenzione .... sento come una voragine dentro, che non si riempie mai, e gli altri non riescono a colmarla nemmeno se mi danno attenzione...

Anche se le persone dell’altro sesso finiscono tutte per abbandonarmi, proprio come mia madre (padre).... mi apro alla possibilità di capire che il mondo va avanti....

Queste frasi vogliono offrirvi degli spunti...

Potete anche rileggere il riassunto della descrizione del dipendente e lasciare che emergano pensieri, convinzioni, immaginini che vi riguardano più direttamente. Così facendo troverete le frasi migliori per voi sulle quali fare abbondante tapping...

Buon picchiettamento.