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domenica 3 settembre 2017

EFT e un esercizio per affrontare i conflitti interiori

Bentornato dopo la pausa del mese di agosto!!

Ancora una volta ho preparato un video per farti vedere come EFT e le tecniche energetiche siano applicabili ad ogni tematica.

Oggi parliamo di:

EFT PER AFFRONTARE I CONFLITTI INTERIORI


https://youtu.be/k-ht6IBLD8k



Se pensi di star vivendo uno stato di congelamento, di blocco o di conflitto interiore questo video è per te.

sabato 22 novembre 2014

Logosintesi per l’incidente di Maria






Maria è una bella ragazza, di ventisei anni. E’giovane e gode generalmente di uno stato di buona salute ma si presenta da me con un problema: i suoi bei capelli cadono a ciuffi e nessun rimedio che ha provato per eliminare il fenomeno sembra essere efficace.
Le chiedo da quanto va avanti questa cosa.
Mi risponde che a febbraio è capitato un evento e lei non è più stata la stessa.
Era sera, ovviamente faceva freddo, visto il periodo, pioveva e la visibilità era scarsa. Maria stava tornando a casa in macchina da un incontro di lavoro e ad un certo punto, uscendo da una strada che aveva grossi cespugli su entrambi i lati, non ha visto un signore in motorino che stava transitando di fronte a lei, finendo per urtarlo. 

La scena è chiara nella mente di Maria, come se si stesse svolgendo nel presente.
Mi dice “Io uscivo dallo stop, non ho visto quel poveretto che andava per la sua strada e sono uscita troppo con il muso della macchina per cercare di vedere meglio,  urtando il suo motorino. L’ho toccato e lui è rotolato per terra, il motorino è scivolato via. Per fortuna stava bene, non si era fatto nulla, mi sono presa cura di lui fino all’arrivo di vigili e ambulanza, e lo hanno ricoverato solo per tenerlo in osservazione. Adesso ci sentiamo spesso, lui sta bene, è una persona squisita e ho conosciuto anche sua moglie, una donna comprensiva e deliziosa.  Ma anche se tutto è andato per il meglio io non  sono più io. Ho ancora in mente il rumore della botta del cofano che urta il motorino.”

Chiedo a Maria quanto stress le provoca questo rumore che le sembra ancora di sentire e mi risponde che l’intensità del disagio è fra il 9 ed il 10.

Le offro una dopo l’altra le frasi di logosintesi, di modo da sciogliere l’energia congelata collegata a quel suono, ovviamente fra una frase e l’altra lascio a Maria il tempo di elaborazione necessaria affinchè le parole agiscano.

Recupero tutta la mia energia legata a quel rumore della botta del mio cofano che urta il motorino e la riporto al giusto posto in me stessa.

Allontano tutta l’energia estranea legata a quel rumore della botta del mio cofano che urta il motorino, la allontano dal mio corpo, dalle mie cellule e dal mio spazio personale e la rimando allo spazio e al tempo cui davvero appartiene.

Recupero tutta la mia energia legata ad ogni mia reazione a quel rumore della botta del mio cofano che urta il motorino e la riporto al giusto posto in me stessa.

Dopo aver ripetuto tutte le frasi e aver lasciato il tempo alle parole di agire, Maria mi dice di avvertire un formicolio a livello di gambe e mani e di sentire ancora il rumore ma molto ovattato.

Le faccio ripetere nuove frasi su –ciò che resta di questo rumore ovattato del mio cofano che urta il motorino – e alla fine del ciclo Maria dice di sentire il formicolio anche in testa.

“Adesso il ricordo mi sembra ovattato – osserva Maria – e mi pare di sentire il rumore lontanissimo.”
Chiedo alla fanciulla se le sembra che ci sia altro che emerge che le crea disagio e lei risponde con certezza che la infastidisce l’immagine del signore che rotola.

Le offro le frasi:

Recupero tutta la mia energia legata all’immagine del signore che rotola e la riporto al giusto posto in me stessa.

Allontano tutta l’energia estranea legata all’immagine del singore che rotola, la allontano dal mio corpo, dalle mie cellule e dal mio spazio personale e la rimando allo spazio e al tempo cui davvero appartiene.

Recupero tutta la mia energia legata ad ogni mia reazione all’immagine del signore che rotola e la riporto al giusto posto in me stessa.

Dopo un tempo di elaborazione Maria mi dice che adesso anche l’immagine le appare ovattata, sfumata e lontana.

Spiego a Maria che spesso, quando viviamo un evento che scatena in noi una reazione di paura e questo evento si risolve per il meglio, resta in noi la traccia energetica dei pensieri che abbiamo fatto su come sarebbe potuta evolversi la situazione nella peggiore delle ipotesi, una sorta di finale alternativo frutto delle nostre “proiezioni” su qualcosa, poi le offro un’altra frase sulla  - fantasia che il signore potesse morire nell’incidente per colpa sua.

Infine le offro ancora una frase sull’idea che le cose sarebbero dovute andare diversamente e lei non avrebbe mai dovuto vivere quell’evento.

Alla fine Maria mi guarda stupita e mi dice incredula che non sente più la pesantezza che l’aveva accompagnata negli ultimi mesi. 

Afferma di avvvertire ora solo una sensazione di intorpidimento alla testa.

Le offro un intero giro di frasi su questo intorpidimento e su tutto ciò che può significare.

Maria si lascia guidare e il suo volto si fa sempre più disteso.

“Non ci crederai – aggiunge – ma ora mi sembra finalmente che il mio incidente sia un ricordo come tanti già vissuti... è li nel passato e basta. Ora sento di poterlo guardare con serenità”.

Maria è molto sollevata e io ancora una volta sono affascinata dalla bellezza e dall’eleganza di un metodo come logosintesi, che senza sforzo aiuta le persone a sciogliere i loro mondi congelati e a recupare tutta l’energia che appartiene loro dagli eventi passati non elaborati per averla a disposizione nel qui ed ora, consentendo di risolvere molti disagi sia a livello emotivo, mentale che fisico.

Per saperne di più leggi il mio precedente articolo:

oppure consulta il sito ufficiale di Logosintesi:

sabato 4 ottobre 2014

Tecniche energetiche per superare il senso di vuoto dopo un lutto.



fonte immagine: web


Moira ha 55 anni. La madre, cui era molto legata, è morta il mese scorso.

Mi telefona per fare una sessione perchè, passato il periodo in cui tutti, amici e familiari, le sono stati vicini dopo il lutto, comincia a temere la solitudine e “i buchi nelle giornate”, come li chiama lei.

Le chiedo come si sente, cosa prova.

Mi risponde che le mancano soprattutto le chiamate che faceva alla mamma, mattina e sera, per sentirla e per raccontarsi la giornata. Ora tutti i familiari stanno pian piano tornando alle loro vite e lei percepisce ancora di più questi momenti vuoti.

Le chiedo di pensare alla sua vita attuale e a questi “buchi” nelle sue giornate e di dirmi quale emozione prova.

Mi risponde che prova paura e che comincia a mancarle il respiro.

Le chiedo di picchiettare e restare in contatto con questa emozione e questa sensazione fisica che prova.

Mi dice che si chiede se, ora che è morta la madre, potrà farcela ad affrontare la vita.

Decido di utilizzare un approccio metaforico attraverso una visualizzazione guidata, le domando di chiudere gli occhi e di immaginare che dalle sue gambe e dai suoi piedi partano delle radici che entrano nel suolo, dove possono ricevere nutrimento.
Sempre picchiettando Moira mi risponde che non ce la fa proprio. Vede appena appena degli abbozzi di germoglietti, ma non arrivano a terra.
Mi dice che lei è solo una piantina appena abbozzata.

Le faccio ripetere:
Anche se in me c’è la convinzione di essere solo una piantina appena germogliata, recupero tutta la mia energia legata ad essa e la riallineo al mio centro.

Moira continua a picchiettare e dopo un pò mi dice che ha un terrore folle di fare degli esami clinici e scoprire un esito molto brutto (la mamma è morta di tumore).
Le viene quasi un attacco di panico al solo pensiero.
Ripete con me:
Anche se in me c’è la paura di scoprire di avere una brutta malattia recupero tutta la mia energia legata a questa idea e la riallineo al mio centro.

Moira fa un sospiro e mi dice che da sempre ha paura che succeda qualcosa  “all’improvviso”.
Le chiedo di tenere gli occhi chiusi e percorrere tutta la sua vita all’indietro alla ricerca del primo momento in cui ha sentito questa paura.
Mi risponde istintivamente che ha 10 anni.
Quando le domando cosa c’è intorno a lei mi risponde che ne ha 3, invece, e che è in una specie di colonia, dentro un lettino rosso, con le sbarrette di legno. Mi dice di vedersi dall’esterno mentre piange disperata perchè vuole la mamma. All’improvviso entra una signora e le toglie il ciuccio lasciandola ancora più disperata.

A questo punto è il caso di trattare questo ricordo doloroso, che ancora si fa sentire dopo tutti questi anni come un mondo congelato che influenza la vita di Moira.

E’ importante scioglierne quanti più aspetti, perciò applichiamo EFT INTEGRATA alla parte di Moira rimasta bloccata in quella scena, all’immagine del lettino, al ricordo della donna che le toglie il ciuccio, alla sensazione di solitudine, alla paura che succeda qualcosa all’improvviso, alla fantasia che possa sempre succedere qualcosa di brutto.

Alla fine Moira apre gli occhi stupefatta e mi dice di vedere un’altra scena: l’immagine è quella di piccole radici che spuntano dai suoi piedi, ma sono abbastanza robuste da bucare la terra.

La invito a fare ancora qualche giro di EFT sull’idea di essere piccola e indifesa e sul fatto che coloro che amano, anche se la amano, non la possono “proteggere dalla vita”.

Moira si illumina.

“ E’ vero – mi dice – la penso proprio così. Infatti quando avevo 20 anni avevo un fidanzato che mi ha lasciato anche se mi diceva che mi amava.”

Aggiunge che lei ha bisogno di qualcuno che la protegga perchè non ha coraggio...
Dato che il nostro inscontro è quasi giunto al termine, utilizzo ancora un pò di EFT su questa convinzione.

Alla fine Moira dice di sentirsi molto meglio. A questo punto si rende conto che lo schema di paura che parte in automatico quando si ritrova sola o pensa alla propria salute è dovuto non solo a molti episodi vissuti (che affronteremo uno alla volta), ma anche a meccanismi appresi dalla madre e dalla nonna, cui era molto legata.

Fissiamo un’altra seduta per togliere ancora strati e sciogliere sempre più mondi congelati, di modo che Moira possa abbandonare la modalità di reazione attuale, appresa nel passato ma non più funzionale, che le impedisce di vivere  la sua vita serena come vorrebbe.

venerdì 14 marzo 2014

La ferita da abbandono




Liberamente ispirato da Le cinque ferite e come guarirle di Lise Bourbeau

Questo articolo continua la serie inziata due mesi fa con Le ferite e le maschere. In esso si spiega come nel testo della Bourbeau sopra menzionato si identifichino 5 ferite primarie che viviamo da bambini e che ci spingono a “indossare” una maschera per proteggerci dalla sofferenza secondo il seguente schema:
MASCHERA
FERITA
Fuggitivo
Rifiuto
Dipendente
Abbandono
Masochista
Umiliazione
Controllore
Tradimento
Rigido
Ingiustizia

Ogni persona può avere vissuto più di una ferita, anche tutte e cinque.
Per qualcuno una ferita  può essere prevalente rispetto alle altre, mentre per altri possono esserci una o più ferite leggere.

Qualcuno può anche manifestare caratteristiche di tutte le maschere in egual misura.

Alcune ferite possono essere molto ben nascoste.

Per comodità espositiva ho deciso di seguire l’ordine dei capitoli del libro originale.

Oggi affrontiamo la FERITA DA ABBANDONO.

Abbandonare qualcuno significa lasciarlo, allontanarsene, per un periodo o per sempre.

L’abbandono, diversamente dal rifiuto è una ferita vissuta sul piano dell’avere e del fare e “LE PERSONE  CHE SI SENTONO ABBANDONATE NON SI SENTONO SUFFICIENTEMENTE NUTRITE DAL PUNTO DI VISTA AFFETTIVO ”. E se ottengono molto “nutrimento affettivo” spesso non è quello di cui pensano di avere bisogno.

E’ un tipo di ferita che si può manifestare molto presto e si vive nei confronti del genitore del sesso opposto.

Un bambino può essersi sentito abbandonato ad esempio se è nato un fratellino, che ha assorbito le attenzioni della madre, soprattutto se magari il fratello è malato o disabile e il bimbo ha pensato che non avrebbe mai più avuto la stessa attenzione.

Oppure se i genitori vanno al lavoro e hanno poco tempo da dedicargli.
Una bambina può sentirsi abbandonata se il padre se ne và di casa, o muore...

Qualunque siano state le reali circostanze, gli eventi e le esperienze la persona  che ha una ferita da abbandono pensa che il genitore del sesso opposto al suo avrebbe dovuto occuparsi di più di lei.

La persona con una ferita da abbandono può incarnare la maschera del DIPENDENTE, per la cui descrizione completa vi rimando al libro della Bourbeau.

E il dipendente è il tipo caratteriologico più propenso a incarnare il ruolo della VITTIMA.

Considerate poi che alla vittima piace assumersi il ruolo di SALVATORE , soprattutto al fine di sentirsi importante e attirare attenzione.

Per quello che conta ai fini di questo articolo ci tengo a sottolineare che “il dipendente” tende a vivere spesso degli alti e dei bassi. Per un certo tempo si sente felice, poi improvvisamente si sente infelice e triste. Quasi sempre, indagando, scoprirebbe di avere paura della solitudine.

Ecco un riassunto delle sue caratteristiche.

Spesso si crea ogni sorta di problemi, per attirare l’attenzione, arrivando anche ad ammalarsi e
drammatizza molto ogni cosa che succede essendo sempre alla ricerca del sostegno altrui. Si comporta come un bambino piccolo che per avere attenzione piange, si lamenta, ricorre alla manipolazione, al broncio e al ricatto... perchè crede di non potercela fare da solo.

Il dipendente tende a chiedere sempre consigli agli altri, ma non sempre li segue, anzi, decide alla fine di testa sua, perchè ciò che davvero cerca non è il loro aiuto bensì il sostegno e l’approvazione di quello che sceglie.

Come ho già detto, il dipendente ha molta paura della solitudine e per questo a volte arriva a sostenere delle situazioni inaccettabili, pur di non essere abbandonato.

E’ il caso della donna che accetta di venire tradita o picchiata e resta lo stesso con il compagno, ma anche dell’uomo che accetta che la moglie abbia un’altra relazione ma fa finta di nulla per non perderla.

Il dipendente ha difficoltà quando si tratta di lasciare o abbandonare qualcosa o qualcuno.

Spesso gli capita di sentirsi facilemente abbandonato dalle persone dell’altro sesso e le accusa per questo.

Facilemente prova un grande tristezza, e per non sentirla cerca costantemente la presenza di qualcuno cui aggrapparsi.

Può arrivare però anche all’estremo opposto, ovvero scegliere di allontanarsi da una persona o da una situazione che accusa di farlo sentire solo e abbandonanto, non rendendosi conto che in questo caso è lui che abbandona.

E’ disposto a fare di tutto perchè gli altri lo prendano in considerazione, lo facciano sentire importante.

Ad esempio, la madre farà di tutto perchè i figli sentano che sono sempre nei suoi pensieri, in quanto dipende molto dal loro amore e dalla loro considerazione.

A volte, per tentare di nascondersi questa ferita da abbandono, si convince di essere indipendente, e non fa altro che ripetere agli altri quanto sta bene solo  e che non ha bisogno di nessuno.

Spesso chi soffre di una ferita da abbandono, ricorre anche al sesso per sentirsi importante, perchè sentirsi desiderato equivale per lui/lei a sentirsi considerato.

A volte può isolarsi rispetto alla persona o alla cosa che desidera tanto. Questo per chè non si apre per ricevereo per accettare per paura di non saperlo gestire, o per paura di  vivere nuovamente un abbandono.

Molti dipendenti sabotano la loro stessa felicità, così quando ad esempio una relazione si fa seria fanno di tutto perchè finisca .

In breve,  molti dei comportamenti delle persone dipendenti dipendono dal timore di essere abbandonati.

Ecco qui alcuni suggerimenti per utilizzare EFT se vi siete sentiti in sintonia con la descrizione di cui sopra:

Mi sento abbandonato...... e non posso farci nulla....

Anche se la persona che amo non mi da abbastanza sostegno, e io mi sento abbandonato mi ascolto e
mi accetto nonostante questo...

Anche se quando ero piccola i miei genitori mi hanno abbandonato dalla nonna per andare in vacanza e io non li ho ancora perdonati e continuo a regire a questo senso di abbandono accetto di perdonare e andare avanti con la mia vita..

Anche se mio padre non si è occupato abbastanza di me... e nemmeno ora mi considera mai abbastanza....decido di concedermi l’amore che vorrei da lui... (se a picchiettare è un maschio può dire questa e tutte le altre frasi rivolto alla madre)

Mi sento sempre una vittima, in questa vita capitano tutte a me.....

Anche se solo quando ho un problema mi capita di ottenere la considerazione degli altri mi apro alla possibilità di vivere una vita in armonia con il mio vero Io.

Ho bisogno di sentire che qualcuno mi approva, che mi sostiene, che mi può rimettere in piedi...

Anche se ho sempre bisogno di attirare l’attenzione degli altri.... beh va bene così...

Gli altri mi devono attenzione, io voglio attenzione, mi merito attenzione.... se non mi danno attenzione mi incavolo e che vadano a quel paese...ma non glielo dico se no mi tolgono attenzione...

Portate osservazione al vostro spazio personale picchiettando. Provate un senso di solitudine? Dove sentite la solitudine? Cosa emerge? Ricordi, emozioni, idee?

Cosa sarà di me se X mi lascia? Che farò da solo/a? Che accadrà?

Anche se mi sento in conflitto perchè da un lato voglio attenzione e dall’altro ho paura di chiederla e disturbare, recupero tutta la mia energia legata a questo conflitto e la riallineo al mio centro...

Anche se non sono capace di lasciare mio marito(moglie), anche se lo vorrei, veramente faccio fatica anche a lasciare il supermercato quando faccio la spesa, figurati lasciare un matrimonio, beh, non lascio mai nulla volentieri, mi apro alla possibilità di capire cosa è meglio per me.

Anche se sento a volte una grande tristezza, mi amo e mi accetto come sono... e amo e accetto anche la tristezza, anzi, le chiedo cosa mi vuole dire...

Non sono abbastanza importante per X.... è così difficile, mi sento abbandonata....

Io NON SONO DIPENDENTE.... io sono assolutamente indipendente e sto bene così... chi se ne frega del mondo...

Anche se mi capita di aggrapparmi troppo agli altri e così li spavento, e si allontanano, cavolo, mi capita sempre la stessa cosa...

Ho abbandonato un progetto che mi stava molto a cuore  e mi sento uno schifo...

Non riesco a darmi attenzione .... sento come una voragine dentro, che non si riempie mai, e gli altri non riescono a colmarla nemmeno se mi danno attenzione...

Anche se le persone dell’altro sesso finiscono tutte per abbandonarmi, proprio come mia madre (padre).... mi apro alla possibilità di capire che il mondo va avanti....

Queste frasi vogliono offrirvi degli spunti...

Potete anche rileggere il riassunto della descrizione del dipendente e lasciare che emergano pensieri, convinzioni, immaginini che vi riguardano più direttamente. Così facendo troverete le frasi migliori per voi sulle quali fare abbondante tapping...

Buon picchiettamento.