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domenica 29 agosto 2021

EFT per affrontare la tristezza

 


Non rifiutare nessuna emozione permette di lasciarle fluire e poter elaborare il messaggio che ci portano, senza che si formino "emozioni congelate", e trovando anche il filo conduttore per osservare, sciogliere e trasformare le emozioni rimaste ferme dal passato.

Può essere però difficile restare in presenza di emozioni che non gradisci.

Per esempio può essere difficile restare in presenza della tristezza e farle spazio.

Che cosa pensi tu della tristezza?

Ecco alcuni suggerimenti per lavorare se è presente la tristezza nella tua vita:
Prendi del tempo per te in uno spazio comodo, rilassati e respira.
Stimola il sistema energetico.
Focalizza la tristezza.
Focalizza dove la senti nel corpo.
Focalizza che messaggi ha per te.
Continua a stimolare il sistema energetico finché senti che è buono per te.
Se emergono pensieri, ricordi, convinzioni o fantasie puoi trattarli con Eft.
Puoi anche usare le frasi di seguito se ti risuonano.
Ricorda però, qualunque lavoro su una emozione non vuole metterla a tacere bensì aiutarti ad accoglierla e poi trasformarla.
Respira.
Stimola il sistema energetico.
Ripeti ciò che senti buono per te:
Rilascio ogni attaccamento emotivo alla tristezza.
Anche se la tristezza non mi lascia mai tutto questo può cambiare.
Rilascio ogni attaccamento emotivo alla idea che non posso permettermi di essere triste.
Anche se la tristezza è sempre con me tutto questo può cambiare.
Rilascio ogni attaccamento emotivo alla fonte primaria di questa tristezza.
Anche se fatico a reggere la tristezza, è qualcosa che non vorrei sentire, faccio di tutto per scacciarla, mi amo e mi accetto così come sono e tutto questo può cambiare.
Anche se la tristezza si impossessa spesso di me tutto questo può cambiare.
Scelgo di accogliere la tristezza e ascoltare cosa mi dice.

venerdì 14 marzo 2014

La ferita da abbandono




Liberamente ispirato da Le cinque ferite e come guarirle di Lise Bourbeau

Questo articolo continua la serie inziata due mesi fa con Le ferite e le maschere. In esso si spiega come nel testo della Bourbeau sopra menzionato si identifichino 5 ferite primarie che viviamo da bambini e che ci spingono a “indossare” una maschera per proteggerci dalla sofferenza secondo il seguente schema:
MASCHERA
FERITA
Fuggitivo
Rifiuto
Dipendente
Abbandono
Masochista
Umiliazione
Controllore
Tradimento
Rigido
Ingiustizia

Ogni persona può avere vissuto più di una ferita, anche tutte e cinque.
Per qualcuno una ferita  può essere prevalente rispetto alle altre, mentre per altri possono esserci una o più ferite leggere.

Qualcuno può anche manifestare caratteristiche di tutte le maschere in egual misura.

Alcune ferite possono essere molto ben nascoste.

Per comodità espositiva ho deciso di seguire l’ordine dei capitoli del libro originale.

Oggi affrontiamo la FERITA DA ABBANDONO.

Abbandonare qualcuno significa lasciarlo, allontanarsene, per un periodo o per sempre.

L’abbandono, diversamente dal rifiuto è una ferita vissuta sul piano dell’avere e del fare e “LE PERSONE  CHE SI SENTONO ABBANDONATE NON SI SENTONO SUFFICIENTEMENTE NUTRITE DAL PUNTO DI VISTA AFFETTIVO ”. E se ottengono molto “nutrimento affettivo” spesso non è quello di cui pensano di avere bisogno.

E’ un tipo di ferita che si può manifestare molto presto e si vive nei confronti del genitore del sesso opposto.

Un bambino può essersi sentito abbandonato ad esempio se è nato un fratellino, che ha assorbito le attenzioni della madre, soprattutto se magari il fratello è malato o disabile e il bimbo ha pensato che non avrebbe mai più avuto la stessa attenzione.

Oppure se i genitori vanno al lavoro e hanno poco tempo da dedicargli.
Una bambina può sentirsi abbandonata se il padre se ne và di casa, o muore...

Qualunque siano state le reali circostanze, gli eventi e le esperienze la persona  che ha una ferita da abbandono pensa che il genitore del sesso opposto al suo avrebbe dovuto occuparsi di più di lei.

La persona con una ferita da abbandono può incarnare la maschera del DIPENDENTE, per la cui descrizione completa vi rimando al libro della Bourbeau.

E il dipendente è il tipo caratteriologico più propenso a incarnare il ruolo della VITTIMA.

Considerate poi che alla vittima piace assumersi il ruolo di SALVATORE , soprattutto al fine di sentirsi importante e attirare attenzione.

Per quello che conta ai fini di questo articolo ci tengo a sottolineare che “il dipendente” tende a vivere spesso degli alti e dei bassi. Per un certo tempo si sente felice, poi improvvisamente si sente infelice e triste. Quasi sempre, indagando, scoprirebbe di avere paura della solitudine.

Ecco un riassunto delle sue caratteristiche.

Spesso si crea ogni sorta di problemi, per attirare l’attenzione, arrivando anche ad ammalarsi e
drammatizza molto ogni cosa che succede essendo sempre alla ricerca del sostegno altrui. Si comporta come un bambino piccolo che per avere attenzione piange, si lamenta, ricorre alla manipolazione, al broncio e al ricatto... perchè crede di non potercela fare da solo.

Il dipendente tende a chiedere sempre consigli agli altri, ma non sempre li segue, anzi, decide alla fine di testa sua, perchè ciò che davvero cerca non è il loro aiuto bensì il sostegno e l’approvazione di quello che sceglie.

Come ho già detto, il dipendente ha molta paura della solitudine e per questo a volte arriva a sostenere delle situazioni inaccettabili, pur di non essere abbandonato.

E’ il caso della donna che accetta di venire tradita o picchiata e resta lo stesso con il compagno, ma anche dell’uomo che accetta che la moglie abbia un’altra relazione ma fa finta di nulla per non perderla.

Il dipendente ha difficoltà quando si tratta di lasciare o abbandonare qualcosa o qualcuno.

Spesso gli capita di sentirsi facilemente abbandonato dalle persone dell’altro sesso e le accusa per questo.

Facilemente prova un grande tristezza, e per non sentirla cerca costantemente la presenza di qualcuno cui aggrapparsi.

Può arrivare però anche all’estremo opposto, ovvero scegliere di allontanarsi da una persona o da una situazione che accusa di farlo sentire solo e abbandonanto, non rendendosi conto che in questo caso è lui che abbandona.

E’ disposto a fare di tutto perchè gli altri lo prendano in considerazione, lo facciano sentire importante.

Ad esempio, la madre farà di tutto perchè i figli sentano che sono sempre nei suoi pensieri, in quanto dipende molto dal loro amore e dalla loro considerazione.

A volte, per tentare di nascondersi questa ferita da abbandono, si convince di essere indipendente, e non fa altro che ripetere agli altri quanto sta bene solo  e che non ha bisogno di nessuno.

Spesso chi soffre di una ferita da abbandono, ricorre anche al sesso per sentirsi importante, perchè sentirsi desiderato equivale per lui/lei a sentirsi considerato.

A volte può isolarsi rispetto alla persona o alla cosa che desidera tanto. Questo per chè non si apre per ricevereo per accettare per paura di non saperlo gestire, o per paura di  vivere nuovamente un abbandono.

Molti dipendenti sabotano la loro stessa felicità, così quando ad esempio una relazione si fa seria fanno di tutto perchè finisca .

In breve,  molti dei comportamenti delle persone dipendenti dipendono dal timore di essere abbandonati.

Ecco qui alcuni suggerimenti per utilizzare EFT se vi siete sentiti in sintonia con la descrizione di cui sopra:

Mi sento abbandonato...... e non posso farci nulla....

Anche se la persona che amo non mi da abbastanza sostegno, e io mi sento abbandonato mi ascolto e
mi accetto nonostante questo...

Anche se quando ero piccola i miei genitori mi hanno abbandonato dalla nonna per andare in vacanza e io non li ho ancora perdonati e continuo a regire a questo senso di abbandono accetto di perdonare e andare avanti con la mia vita..

Anche se mio padre non si è occupato abbastanza di me... e nemmeno ora mi considera mai abbastanza....decido di concedermi l’amore che vorrei da lui... (se a picchiettare è un maschio può dire questa e tutte le altre frasi rivolto alla madre)

Mi sento sempre una vittima, in questa vita capitano tutte a me.....

Anche se solo quando ho un problema mi capita di ottenere la considerazione degli altri mi apro alla possibilità di vivere una vita in armonia con il mio vero Io.

Ho bisogno di sentire che qualcuno mi approva, che mi sostiene, che mi può rimettere in piedi...

Anche se ho sempre bisogno di attirare l’attenzione degli altri.... beh va bene così...

Gli altri mi devono attenzione, io voglio attenzione, mi merito attenzione.... se non mi danno attenzione mi incavolo e che vadano a quel paese...ma non glielo dico se no mi tolgono attenzione...

Portate osservazione al vostro spazio personale picchiettando. Provate un senso di solitudine? Dove sentite la solitudine? Cosa emerge? Ricordi, emozioni, idee?

Cosa sarà di me se X mi lascia? Che farò da solo/a? Che accadrà?

Anche se mi sento in conflitto perchè da un lato voglio attenzione e dall’altro ho paura di chiederla e disturbare, recupero tutta la mia energia legata a questo conflitto e la riallineo al mio centro...

Anche se non sono capace di lasciare mio marito(moglie), anche se lo vorrei, veramente faccio fatica anche a lasciare il supermercato quando faccio la spesa, figurati lasciare un matrimonio, beh, non lascio mai nulla volentieri, mi apro alla possibilità di capire cosa è meglio per me.

Anche se sento a volte una grande tristezza, mi amo e mi accetto come sono... e amo e accetto anche la tristezza, anzi, le chiedo cosa mi vuole dire...

Non sono abbastanza importante per X.... è così difficile, mi sento abbandonata....

Io NON SONO DIPENDENTE.... io sono assolutamente indipendente e sto bene così... chi se ne frega del mondo...

Anche se mi capita di aggrapparmi troppo agli altri e così li spavento, e si allontanano, cavolo, mi capita sempre la stessa cosa...

Ho abbandonato un progetto che mi stava molto a cuore  e mi sento uno schifo...

Non riesco a darmi attenzione .... sento come una voragine dentro, che non si riempie mai, e gli altri non riescono a colmarla nemmeno se mi danno attenzione...

Anche se le persone dell’altro sesso finiscono tutte per abbandonarmi, proprio come mia madre (padre).... mi apro alla possibilità di capire che il mondo va avanti....

Queste frasi vogliono offrirvi degli spunti...

Potete anche rileggere il riassunto della descrizione del dipendente e lasciare che emergano pensieri, convinzioni, immaginini che vi riguardano più direttamente. Così facendo troverete le frasi migliori per voi sulle quali fare abbondante tapping...

Buon picchiettamento.

venerdì 31 gennaio 2014

EFT E LE PAROLE NON DETTE



In questo periodo il vero nodo per me sta nelle parole......
E se sono totalmente sincera con me stessa devo dire che aumentare la mia Consapevolezza e Auto consapevolezza, per la prima volta, mi sta aiutando a trovare un buon equilibrio fra dire e non dire.

A volte, in un passato neanche molto lontano, mi e' capitato invece di restare imprigionata nei miei stessi pensieri, lacerata da cio' che provavo nel pensare a tutte le parole che non avevo detto. A quelle che avrei voluto dire. A quelle che avrei potuto non dire. 

La verità e' che spessissimo la nostra tristezza, i nostri "malesseri" hanno a che vedere con qualcosa che dovremmo esserci lasciati alle spalle, ma che proprio perche' irrisolto e' diventanto un pesante mondo congelato, che ci portiamo dietro e al quale continuiamo a reagire. 

Sovente quel qualcosa assume la forma di una zavorra che non ci permette di volare liberi e di realizzare ogni giorno della nostra vita al pieno delle nostre potenzialità'.

Un insegnante e un uomo che stimo molto ha scritto una frase molto bella. L'inizio di tale frase era: " se siamo tristi stiamo vivendo nel passato...." 

In effetti la tristezza spesso si manifesta quando abbiamo lasciato una parte di noi nel nostro passato.

Ogni volta che nella nostra vita ci imbattiamo in un evento che non corrisponde alle nostre aspettative, che rompe il corso che la nostra esistenza ha avuto fino a quel momento, che assume ai nostri occhi e nella nostra percezione delle cose, il ruolo di evento traumatico, che non riusciamo a elaborare, allora e' come se una parte di noi si staccasse e restasse chiusa in un castello, similmente alla principessa rapita dal mago cattivo, senza poterne piu' uscire. In quel preciso istante iniziamo a cedere una parte della nostra energia vitale, che si disconnette da noi e si cristallizza in un momento altro, rispetto al presente che viviamo. 


Ovviamente tutto ciò non e' un bene per noi. Soprattutto quando, oltre alla tristezza, ci portiamo dietro un carico di dolore, rabbia, paura di riprovare lo stesso "dolore" e altre emozioni "sintomo" che compromettono il nostro benessere. 

Ma che cosa possiamo fare per ricucire la distanza fra la parte di noi che abbiamo "lasciato indietro" e il nostro vero io??? A tal fine sono utilissime e hanno effetti sorprendentemente rapidi e duraturi le tecniche energetiche, come l'Eft, Set, Logosintesi e altre. Ognuno può trovare facilmente quella che più risuona ed e' la più adatta a se'.

Ma se nell'esatto momento in cui state leggendo questo articolo avete in mente proprio "le parole che non avete detto" allora forse sarebbe il caso di dirle. 

Si! Ho scritto proprio così. 

In fondo penso che non sia mai troppo tardi per dire ciò che sentiamo di voler dire. Ma come fare? Forse le persone con cui vorremmo parlare saranno nel frattempo uscite dalle nostre vite.. Forse la persona cara cui vorremmo parlare non c'è più... Forse la persona verso cui proviamo ancora rancore e' lontanissima da noi e anche se noi stiamo cedendo la nostra energia da un secolo o due per un torto subito da lei/lui, magari quella persona continua inconsapevole la propria esistenza e manco si ricorda chi siamo... 

Beh la soluzione e' una bella lettera.... Una lettera in cui scrivere tutte le cose che non avete detto, tutte le cose che avreste dovuto dire, e magari anche delle scuse per le cose che avete detto in più... 


OVVIAMENTE LA LETTERA NON LA DOVETE SPEDIRE. 

Soprattutto se piena di rabbia o se assume il carattere di uno sfogo per un torto ricevuto. 

Pero' la dovete scrivere di cuore, esprimendo tutti voi stessi, tutto ciò che vi sentite di dire, per così dire: la vostra versione della storia!!! 

Dopo averla scritta vi invito a lasciarla nel cassetto per un giorno o due. Trascorso questo tempo potete tirare fuori la lettera dal cassetto, provare a immedesimarvi mentalmente con la persona cui avete scritto e leggerla. 

Quindi, sempre restando nella posizione percettiva dell'altra persona, dovreste rispondere alla prima lettera con un'altra, proprio come se foste lui/lei che scrive a voi. 

Quando avete finito piegate il foglio su cui avete scritto la lettera senza rileggerla. Comprate una busta, un francobollo e speditevela con posta ordinaria. Non importa quanto la lettera ci metterà ad arrivarvi. 

Quando la troverete nella cassetta della posta apritela e leggetela, proprio come se non l'aveste scritta voi. Sono sicura che vi sembrerà strano ma questo semplice esercizio e' molto utile per distaccarsi dalla propria visione delle cose e cominciare ad acquisire nuove prospettive su eventi passati a volte anche molto dolorosi. 

Ovviamente se avete una conoscenza di tecniche energetiche (e se non l'avete potete impararne alcune di molto semplici gia' leggendo i miei post precedenti su Eft e Set e scaricando il materiale gratuito da questo blog) potrete abbondantemente farne uso per trattate tutto cio' che dovesse emergere. 

Se poi, dopo avere sperimentato quel che vi suggerisco in questo articolo, vi andasse di condividere le vostre impressioni e sensazioni sarà mio piacere leggerle.

Che le vostre parole siano sempre provenienti dal cuore!