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sabato 20 dicembre 2014

LE LUCI E LE OMBRE






Chiunque desideri fare il coach, o lo sia già, agisce, nel lavoro come nella vita, sulla base di alcuni presupposti fondamentali, primo fra tutti che in ogni individuo ci siano già tutte le risorse per realizzare al meglio il proprio scopo su questa Terra.

Quello che un coach tende a fare, perciò, non è fornire soluzioni facili, o sostituirsi al cliente nel processo decisionale, bensì aiutare gli altri a raggiungere il massimo livello delle proprie capacità, orientando il singolo verso la definizione dei risultati da lui desiderati e quindi guidandolo nell'individuazione e nell'utilizzo di qualità che egli spesso non sfrutta, pur possedendole.

Mi piace pensare che il coach, un coach con la C maiuscola, possa fungere da faro, di modo che la persona che gli si affida sia agevolata nel vedere sia le luci, cioè i propri potenziali, magari mal impiegati, sia le ombre che porta in sè sotto forma di schemi e convinzioni limitanti, paure e insicurezze al fine di lasciarle andare. 

Troppo spesso infatti facciamo come il protagonista di quella favola che mi hanno raccontato qualche anno fa, che non si voleva più muovere dalla sua stanza, certo che se lo avesse fatto un fantasma sarebbe saltato fuori dall'armadio per divorarlo. Così facendo quell'uomo sprecò moltissimi anni di vita, finchè un ragazzino ignaro entrò nella stanza con una torcia, e illuminando l'interno dell'armadio gli permise di vedere che il tanto temuto fantasma era solo un cappotto appeso ad una gruccia di legno.

Lo so, questa storia sembra un estremizzazione, eppure molti di noi si bloccano, invece di agire, terrorizzati da chissà quanti e quali "fantasmi". Convinti che un passo falso potrebbe costare loro la vita, la tranquillità, la reputazione, la stima degli amici e dei familiari, restano ingabbiati in situazioni non desiderate, imposte da altri, scelte per default e a volte anche assurde, pur di non affrontare il cambiamento, incapaci di rendersi conto che così facendo tradiscono se stessi e si relegano in una zona d'ombra.

Certo, lavorando su me stessa e con le altre persone mi sono resa conto che il cambiamento è la cosa che terrorizza di più. Prima di tutto perchè tendiamo ad affezionarci ad un'idea di noi, messa insieme a volte anche con molta fatica nel corso degli anni, e lasciarla andare sembra quasi voler dire che perderemo la nostra identità. In secondo luogo molti hanno ereditato o appreso da soli una teoria secondo la quale il cambiamento è comunque dannoso, quasi che la felicità si possa raggiungere solo nella staticità. Purtroppo però, facendo questo, contraddicono il primo principio fondamentale della vita, e cioè il MOVIMENTO. Se ci fosse staticità infatti ci sarebbe morte, mentre la vita rinnova continuamente se stessa attraverso il cambiamento.

Imparare a gestire un cambiamento, anche molto radicale, nella nostra vita, passa da una tappa obbligata. Aumentare la propria consapevolezza e l'autoconsapevolezza di cui siamo in possesso, cioè sapere cosa sta esattamente accadendo fuori  e dentro di noi senza lasciarsi fuorviare da emozioni, ricordi, aspettative e desideri.

Quali sono le difficoltà maggiori nel fare questo?
Superare il mormorio incessante dei pensieri attraverso l'osservazione.

ASCOLTO, ASCOLTO, ASCOLTO, di se stessi, delle proprie emozioni, dei propri pensieri, senza resistere, ma diventando osservatori esterni di tutto ciò che avviene è un utilissimo mezzo per aumentare la consapevolezza, e l'autoconsapevolezza e per renderci LIBERI, perchè ABBIAMO SEMPRE IL CONTROLLO SU CIO' DI CUI SIAMO CONSAPEVOLI, MENTRE CIO' DI CUI NON SIAMO CONSAPEVOLI CI CONTROLLA.

Ogni volta che fate qualcosa, cominciate a portare la vostra attenzione su quella cosa. Chiedetevi esattamente cosa state facendo, toccando, sentendo, provando, gustando, pensando.

Vivete ogni momento con più presenza.

OSSERVARE, PERCEPIRE, ASCOLTARE vi consentiranno di mappare la realtà del vostro QUI ed ORA e vi apriranno al cambiamento.

Ogni volta che ci troviamo a "rivivere qualcosa" come se stessimo seguendo un cannovaccio che ci imprigiona, ogni volta che ci sembra di non riuscire a uscire da un determinato schema di azione, ogni volta che vogliamo operare un cambiamento consapevole nella nostra vita,  nel nostro modo di agire, dobbiamo prima di tutto RICONOSCERE CHE E' IN ATTO UN COMPORTAMENTO, poi ACCETTARE CHE SI TRATTA DI UNA REAZIONE CONDIZIONATA e infine ESSERE DISPOSTI A LASCIARE ANDARE QUEL DETERMINATO COMPORTAMENTO, verificando quali sono le ombre, le zone comode, i vantaggi secondari che lo stesso ci consente di mantenere....

Se sapremo fare questo, se sapremo portare luce nelle nostre aree più buie allora nulla ci impedirà di ABBANDONARE CONSAPEVOLMENTE IL CONDIZIONAMENTO O L'ABITUDINE DANNOSI E VIVERE LIBERI DI ESPRIMERE FINALMENTE IL NOSTRO VERO IO.

Con l'articolo di oggi il blog chiude per ferie.

Grazie a tutti coloro che mi leggono, che sono qui per la prima volta, che pensano già di tornare per scoprire le novità di Gennaio.






Nel frattempo Buon Natale e Felice Anno Nuovo e se le feste vi fanno venire l'orticaria magari vi servirà leggere questo altro articolo:

http://eft-veneto.blogspot.it/2013/12/appunti-rapidi-per-sopravvivere-alle.html

Arrivederci al 10 gennaio 2015.

venerdì 28 marzo 2014

EFT E CAMBIAMENTO

immagine gentilmente concessa da Sara Stradi: http://www.lospazioblu.it/lang/It/main.html



Molto spesso, quando ci rivolgiamo ad un coach o ad un counsellor, decidiamo di apprendere una tecnica di auto aiuto, energetica o meno, oppure iniziamo un percorso di crescita personale lo facciamo perché desideriamo che avvenga un cambiamento nella nostra vita.

Facciamo corsi, impariamo nuove cose, cambiamo le nostre prospettive, arricchiamo la nostra consapevolezza, mutiamo la visione del mondo e poi, nonostante tanti sforzi, ci sono aree della nostra vita in cui magari il cambiamento arriva liscio liscio e altre in cui pare non giungere mai…

Certi giorni riusciamo ad essere ottimisti, certi altri facciamo finta di nulla, altri ancora lo invochiamo come un assetato nel deserto invocherebbe l’acqua, altri siamo proprio fiduciosi che proprio l’ultimo passo sia stato quello buono… però a volte,  magari in certi ambiti determinati, piuttosto che in altri, ci pare che un cambiamento non debba avvenire mai e finiamo per sentirci come se un particolare evento - lezione si dovesse ripresentare ancora e ancora, uguale nella sua essenza a tanti altri prima, come in una lunga serie di fotocopie, mentre noi ci troviamo a dire “di nuovo???!???!”

Facendo corsi e trattando tante persone mi sono trovata spesso di fronte a situazioni del genere…
Persone che hanno fatto magari tantissimi passi per migliorare se stessi e la propria condizione di vita a volte ammettono “però quella cosa lì, quella in particolare, mica cambia, uhm, e invece come vorrei che cambiasse!”

Qualche giorno fa stavo conducendo un seminario su EFT e le fiabe, e la fiaba scelta era “La donna scheletro”, tratta dal libro di Clarissa Pinkola Estés “Donne che corrono coi lupi”.

Quella storia parla dell’amore, della vita, della morte, della paura e del coraggio e del cambiamento…

Affrontare il cambiamento ha quasi sempre a che fare con l’affrontare la paura della “morte”.
La morte delle proprie illusioni, delle proprie abitudini, degli schemi con cui ci siamo abituati a interpretare il mondo e che spesso utilizziamo con tanto “orgoglio” perché definiscono ciò che siamo.

Molto spesso non riuscire a ottenere un cambiamento nella nostra vita ha a che fare con una serie di fattori che in qualche caso, ad una prima analisi, ci sfuggono o non teniamo nel debito conto…

Prima di tutto, a mio avviso, cambiare ha a che fare con COSA PENSIAMO DI NOI STESSI, CHI PENSIAMO DI ESSERE.

Magari siamo persone con tutto il potenziale per essere uomini o donne perfettamente realizzate nel lavoro, negli affari, nei rapporti sociali, ma per qualche ragione abbiamo dentro di noi qualcosa che ci limita… per parafrasare una mia collega “abbiamo tutta una serie di strutture e sovra strutture dentro di noi, che magari in un certo momento ci sono state utili, per ottenere qualcosa, o per evitare qualcosa d’altro, ma che poi ci limitano, perché le facciamo nostre a tal punto che non pensiamo di poterci spingere più in là.” Che si desideri chiamarli “zona comoda”, convinzioni limitanti, limiti, schemi, retaggi, o in qualunque altro modo, spesso siamo così “affezionati” ai nostri “indici” che difficilmente ce ne liberiamo.

Questo avviene perché tutto ciò che abbiamo messo insieme, a livello di convinzioni, ma anche di semplici informazioni, nel corso degli anni che abbiamo vissuto, hanno finito per definire, prima ancora che il mondo esterno, CHI SIAMO NOI, o meglio, CHI PENSIAMO DI ESSERE…

Una mia corsista, dopo una serie di picchettamenti, mi ha detto: “Ma sai che è vero. IO SONO ALLERGICA. Ogni primavera io comincio ad avere i sintomi dell’allergia e le persone mi stanno tutte intorno per chiedermi: “Ma come stai? Ma come và? Trovato qualche rimedio….??” E io beneficio delle loro attenzioni, che se non fossi allergica non so se attirerei”.

Un’altra considerazione che mi sorge spontanea è che spesso, come ha ben scritto Neale Donald Walsh nel suo libro “Quando tutto cambia, cambia tutto”, moltissime persone, vorrei dire la maggior parte, considera fondamentalmente il cambiamento come negativo, perché per una infinita serie di motivi non  riescono più a percepire che il cambiamento è il principio fondamentale della vita…

Il succedersi delle stagioni; del giorno e della notte; il passare dalla fase embrionale a quella fetale, e poi all’essere bambino, adolescente, adulto, anziano; il fatto che prima siamo figli e poi faremo figli a nostra volta; il fatto che proveniamo da una famiglia ma poi ne formiamo una nuova, fosse anche composta solo da noi stessi; il fatto che ogni pianta prima di essere in grado di fare frutti deve essere arrivata da un seme… ecc… ecc….. tutto nella vita ci mette di fronte al CAMBIAMENTO…

Noi però, spesso, ci attacchiamo, ci leghiamo, ci “intestardiamo” su qualcosa, pensiamo di poter conservare delle condizioni come immutabili, ci attacchiamo ad una persona, ad una attività, ad una relazione, ad un hobby e qualcuno arriva a dire “questo è tutto ciò che ho nella vita e guai a chi me lo toglie”.

La verità è che spesso non crediamo che un cambiamento possa portare qualcosa di buono…ABBIAMO PAURA e così, quando qualcosa non funziona, piuttosto che cambiare, preferiamo investire ogni nostra forza per cercare di mantenere lo stato delle cose ad ogni costo, magari ricorrendo a “soluzioni estreme” come “fare di più di qualcosa”, (ad esempio se un fidanzamento non và spesso si pensa che sposandosi le cose miglioreranno J), oppure ci viene l’idea di tornare ad una condizione precedente, perché almeno la conosciamo (magari proviamo un nuovo lavoro, non funziona, allora torniamo a fare un lavoro che non amiamo ma che ci da sicurezza, piuttosto che provare a metterci in gioco con una attività ancora diversa).

Leggendo “La donna scheletro”,  il concetto della morte, della ciclicità della vita, del cambiamento sono emersi davvero in maniera forte..

La Estés scrive che “Ci hanno insegnato che la morte è sempre seguita ancora dalla morte. Non è così: la morte tiene sempre in incubazione una nuova vita, anche quando la propria esistenza è arrivata all’osso.”

Ecco allora che mi permetto di prelevare, in qualche caso lievemente modificate, alcune domande presenti nel commento alla storia, e vi suggerisco di porvele, quando siete in una fase in cui desiderate fortemente un cambiamento, ma il cambiamento tarda ad arrivare…utilizzando SET come supporto.

Prendete carta e penna per appuntare tutto quello che emergerà.
Cercate un luogo in cui potete stare tranquilli e ritagliatevi almeno un’ora di tempo…
Iniziate a picchiettare e chiedetevi:

A CHE COSA DEVO DARE PIU’ MORTE OGGI, PER GENERARE PIU’ VITA?
CHE COSA SO CHE DOVREBBE MORIRE MA ESITO A PERMETTERLO?
CHE COSA DEVE MORIRE IN ME PERCHE’ POSSA CAMBIARE (questa situazione – circostanza – dinamica possa cambiare)?
CHE COSA DOVREBBE MORIRE OGGI?
CHE COSA DOVREBBE VIVERE?
A QUALE VITA TEMO DI DARE LA NASCITA?
E SE NON ORA, QUANDO??

Ovviamente poi potete (e io lo consiglio vivamente) fare EFT su ogni cosa che è emersa, partendo da quella che per voi sembra più importante, o che ha comunque più carica in una scala di valutazione da 0 a 10.

Buona consapevolezza, buona picchettamento, e buon cambiamento a tutti.

martedì 4 marzo 2014

EFT E WALNUT: per affrontare i cambiamenti e proteggersi dalle influenze altrui.



Introduzione

Per chi ha poca dimestichezza con EFT e con i FIORI DI BACH rimando alle apposite sezioni di questo stesso blog, dove potrete trovare degli articoli introduttivi, utili per un primo incontro con entrambe queste straordinarie risorse.

Per chi sta visitando per la prima volta EFT-VENETO, questo che state leggendo fa parte di una serie di articoli che hanno l’intento di suggerire come si possano combinare l’uso di EFT con l’assunzione dei Fiori di Bach.

Per comodità espositiva e per non generare confusione viene trattato un singolo fiore alla volta

Buona lettura e Buon picchiettamento.

WALNUT – stato d’animo negativo

Walnut è uno dei grandi jolly del sistema floreale. E’ il fiore associato alle fasi di cambiamento, quando sappiamo bene cosa vogliamo, ma non abbiamo il coraggio di fare un salto nel vuoto; oppure quando ci è necessario addattarci al nuovo accogliendo tutto quello che un cambiamento porta, sia a livello materiale che spirituale, in ogni ambito della nostra vita. Chi ha bisogno di questo fiore spesso è ”nel cambiamento”, lavorativo, affettivo, deve affrontare un trasloco, una separazione, un nuovo lavoro, un passaggio da una fase della vita ad un altra, ma le affronta con sofferenza, a causa di una certa resistenza mentale. E’ il fiore anche per chi tende a restare imprigionato in legami che ne limitano la libertà individuale, sia che siano legami karmici, affettivi, familiari, con proprie conclusioni, convinzioni, con le convenzioni sociali o semplicemente i giudizi degli altri.

WALNUT– stato d’animo trasformato

Walnut porta adattabilità e consente di manenere forza e determinazione nei cambiamenti. Inoltre dona costanza e protegge dalle influenze esterne di qualunque tipo.
E’ utilissimo per affrontare ogni fase nuova della vita come il passaggio a scuole di altro grado, un cambio di casa, lavorativo, della situazione familiare. Protegge dalla energie estranee, anche quelle elettromagnetiche. Si adatta a essere combinato con ogni altra essenza per favorire l’integrazione e l’adattamento.

WALNUT ed EFT

Ecco alcuni giri da sperimentare nel caso che vi riconosciate nella descrizione data poco più sopra, o che stiate già assumendo WALNUT


QUANDO NON SI RIESCE AD ABITUARSI AD UN CAMBIAMENTO

Punto karate: Ho appena traslocato
Sopra la testa: e non riesco proprio ad abituarmi
Sopracciglio: questo nuovo paese
Lato dell’occhio: non conosco nessuno
Sotto l’occhio: non è il mio paese
Sotto il naso: sono ancora sfasata
Sotto il labbro: non riesco ad abituarmi

Clavicole: ho tutto sotto sopra
Sotto ascella: faccio davvero fatica
Sotto seno: mi sento proprio spaesata

Picchiettare quindi tutti i punti sulle dita concentrati sul proprio senso di spaesamento.



QUANDO SI SENTE DI VOLER FARE UN CAMBIAMENTO IMPORTANTE NELLA PROPRIA VITA MA MANCA LA SPINTA



Punto karate: Ho un’idea perfetta per una nuova attività lavorativa
Sopra la testa: ma non so decidermi a metterla in pratica
Sopracciglio: mi manca la spinta
Lato dell’occhio: non so perchè ma esito
Sotto l’occhio: eppure ho chiara la mia idea
Sotto il naso: voglio cominciare qualcosa di nuovo
Sotto il labbro:ma avrei bisogno di chiarirmi ancora qualche dettaglio

Clavicole: sono convinta di voler cambiare
Sotto ascella: ma certamente è difficile lasciare le abitudini
Sotto seno: per il momento non riesco a concretizzare.

Picchiettare quindi tutti i punti sulle dita.



QUANDO SI VIENE INFLUENZATI DALLE OPINIONI DEGLI ALTRI

Punto karate: C’è una persona che mi piace molto
Sopra la testa: e sembra che fra noi ci sia una simpatia
Sopracciglio: ma alle mie amiche non piace
Lato dell’occhio: quando l’ho raccontato loro hanno scosso la testa
Sotto l’occhio: hanno detto che non è un tipo adatto a me
Sotto il naso: e ora non sono più così sicura
Sotto il labbro: non mi sento più così convinta

Clavicole: la mia amica lo conosce
Sotto ascella: certo mi mette in guardia per una ragione
Sotto seno: ma a me piace molto....

Picchiettare quindi tutti i punti sulle dita.