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domenica 17 gennaio 2021

Eft per le relazioni

L’unico modo per migliorare davvero la tua esistenza è assumertene la responsabilità.

Quando in una relazione qualcosa non va è puntando il dito contro un altro che puoi crescere, bensì girando lo specchio, cambiando la prospettiva e chiedendoti: “quale parte di me sta venendo attivata dal comportamento che hai? Quale parte ferita, non soddisfatta, bisognosa, timorosa, si attiva quando tu fai ciò che fai?”
Solo se ti assumi la responsabilità delle tue reazioni e di ciò che ci sta dietro, fosse rabbia, paura o dolore; solo quando porti luce su quelle parti che vengono attivate e che muovono i tuoi comportamenti, solo quando impari a discernere da dove vengono e cosa trattengono, solo allora puoi essere libero e lasciare andare con amore ciò che ti frena.
Ovviamente Eft e set possono venirti in aiuto.
Quando in una relazione qualcosa non va prendi il tuo tempo, inizia a stimolare il sistema energetico e chiediti?
Cosa accade in me?
Questa esperienza cosa mi dice?
Quali emozioni emergono?
Quali bisogni, ferite, desideri emergono?

Ricordati di prestare attenzione al tuo campo.
Osserva cosa emerge a livello di emozioni, pensieri, ricordi, convinzioni, idee.
Se ti agevola puoi prendere appunti per lavorare in un momento successivo tutto ciò che emerge.
Puoi dedicare un giro di eft su ogni cosa come in questi esempi:
Anche se c'è questa emozione in me che ancora influenza le mie relazioni, mi apro alla possibilità che tutto cambi.
Anche se c'è questo ricordo in me che ancora influenza le mie relazioni, mi apro alla possibilità che tutto questo cambi.
Anche se c'è questa convinzione in me che ancora influenza le mie relazioni, mi apro alla possibilità che tutto cambi.
Anche se c'è questo pensiero in me che ancora influenza le mie relazioni, mi apro alla possibilità che tutto questo cambi.


Buona scoperta.
Virna




domenica 18 marzo 2018

Puliti dentro - belli fuori



Sabato ho indugiato nelle pulizie di casa. Ho sistemato, riordinato, pulito e lavato e più lo facevo più il cuore mi si apriva. Alla fine, dopo una salutare doccia, avevo il volto lieto di un bambino che ha appena finito il suo gioco.
Questo momento di "leggerezza" e di bellezza, mi sono resa conto nel tempo, si manifesta sempre anche quando si fanno le pulizie "interiori", ogni volta che si riporta in flusso la propria energia.
Ho la teoria che quasi sempre ci accostiamo alle discipline naturali, tecniche energetiche, terapie olistiche con lo scopo di pulire, di riordinare, di sistemare e di lavare via ciò che magari nel passato ci si e' appiccicato addosso, abbiamo conservato volontariamente, oppure si e' accumulato, per i più svariati motivi, e ora ci zavorra, impedendoci la più alta forma di libertà, cioè la piena espressione di noi stessi.
Tempo fa ho letto una cosa, di cui non cito la fonte solo perché me la sono scordata, ma che suonava più o meno così : "donare benessere agli altri e' l'arte di renderli felici mostrando loro che non si vedono felici". L'ho trovata molto significativa, per me che faccio il coach e che amo mostrare alle persone le qualità che già hanno, ma che a volte non riescono proprio a vedere. 
Che si tratti di ricordi dolorosi, di memorie disturbanti, di convinzioni limitanti, tutto ciò che si stipa dentro la nostra mente e del quale non ci liberiamo in maniera ecologica forma mattoni che ottenebrano la nostra visione di noi stessi, degli altri e del mondo stesso nel quale viviamo, dando vita a mappe che molte volte ci portano fuori strada rispetto alla via dell'anima.
Castaneda, giustamente, suggerisce di percorrere sempre sentieri che hanno un cuore, ovvero strade nelle quali il nostro cuore batte in armonia.

Io non posso vivere la vita di un altro ed essere felice, e per lo stesso principio non posso nemmeno vivere la vita di "un personaggio" che mi abita, di una maschera che si nutre di parti di me del passato ed essere felice. Un grande filosofo una volta ha scritto che bisognerebbe vivere "senza memorie ne desideri", nel senso che bisognerebbe sempre essere in grado di affrontare ogni giorno come un giorno nuovo e a se stante. Ma se dentro di noi ci sono milioni di "mondi congelati", fatti di interpretazioni della realtà che abbiamo fatto nostre in momenti di dolore, sofferenza o pericolo, e questa energia ci impedisce di muoverci liberamente e di evolvere beh, questo e' un vero peccato.
Ma come e' possibile vivere puliti dentro per essere anche più belli (leggasi sereni) fuori? 
Il primo passo consiste nel rendersi conto che le emozioni che viviamo non sono nostre nemiche, anche quando sono emozioni che ci verrebbe voglia di etichettare come negative. Paura, rabbia, angoscia, inquietudine, sofferenza sono solo segnali che ci arrivano dalla nostra parte più interna per indicare che  stiamo attraversando un'esperienza che ha una certa frequenza, e in quel caso si tratta di emozioni adeguate; oppure, quando non stiamo vivendo alcuna esperienza "negativa" ma proviamo comunque emozioni che ci creano disagio, allora esse ci segnalano che c'è uno squilibrio nel nostro sistema energetico, dovuto a qualche traccia non digerita del nostro passato, affinchè possiamo portare a quei mondi congelati la nostra attenzione per liberare l'energia trattenuta e riportarla in flusso.
Quando sentiamo che siamo preda di emozioni che ci squilibrano, allora, limitiamoci a osservare cosa sta succedendo in noi, senza rifiutarle, permettiamo alle emozioni di comunicare con noi, chiediamoci "questa emozione cosa mi sta dicendo di me?" 
In questo modo riusciremo a portare consapevolezza su ciò che sta sotto l'emozione e potremo, come dire, lavorare sulla base dell'iceberg e non sulla sua punta. 
A tutto quello che emerge possiamo applicare Eft, Set o Iep.
Tutte queste pratiche ci consentono di pulire le tracce del passato e liberare le nostre energie, per poterci realizzare pienamente, dando l'occasione a tutti i nostri talenti di sbocciare come fiori a primavera... 

Buone pulizie a tutti...

domenica 4 dicembre 2016

Un viaggio interiore con il tapping.




Qualche volta il “viaggio” che e’ la tua vita fa una capriola inattesa, rispetto a ciò che pensavi sarebbe stato il suo corso, e poi finisce, e tu con lui, a gambe all’aria. E allora, da quella posizione con la testa in giù e le gambe in su ti può sembrare di trovarti in stallo, come l’appeso dei tarocchi, in una situazione spiacevole, in un momento di buio. Magari hai vissuto un evento che ti ha scombinato i piani e le intenzioni, ti trovi nel dolore o nella confusione e non sai come uscirne.



Qualche volta in questi momenti è davvero difficile non farsi sovrastare dalle emozioni e venirne sommersi, e qualche volta questo stato emotivo molto precario o assolutamente squilibrato nel quale sei venuto a trovarti va ad inficiare tutta la tua vita, rendendoti meno efficace, efficente, produttivo, impedendoti di reagire in maniera proattiva agli stimoli, compromettendo lavoro e rapporti, perchè e’ come se fossi scollegato da te stesso.

Qualcosa che prima girava non gira più e tu non hai la minima idea di come fare.

Può essere che questo sia avvenuto in seguito ad un evento particolare, come dicevo, come il moroso che ti ha lasciato, l’aver vissuto un lutto per la morte di una persona cara, l’aver perso il lavoro, l’aver ricevuto una diagnosi che sembra una “condanna”. E’ accaduto quel qualcosa che “non avresti pensato mai” e sei in apnea, con gli occhi spalancati come quelli di un pesce palla e la stessa espressione che pare vuota, perchè il vuoto è nella direzione che non c’è più.

Oppure può essere che tu senta che sei finito in un buco nero, ma senza una ragione apparente.

Allora il rischio è di finire “interrotti”, come un giocattolo rotto, tanto più se magari, per quelle trame destiniche che sempre ti aspettano al varco perchè l’anima le ha disegnate per evolvere, non è nemmeno la prima volta che vivi la stessa esperienza, o comunque l’accaduto del presente ti collega per emozioni e intensità a qualcosa di già avvenuto.

ECCO, è proprio qui che c’è la tua grande, immensa occasione per scendere nella profondità di te stesso e crescere, e allinearti sempre di più alla tua Essenza.



Perchè come dice Jodorowsky e io non mi stanco di ripetere, in molti punti delle tua vita può sembrarti di incappare in un tranello, ma dove c’è la “trappola” apparente c’è anche il tesoro: è come fossero due facce della stessa medaglia, e sta a te scegliere quale faccia guardare.

Quando sei nel dolore, nella confusione, nel buoi sei esattamente come Dante davanti a Virgilio, pronto a scendere negli inferi e fare un viaggio in contatto con l’anima e tutto ciò che ti trattiene, e tutto ciò che ti può far evolvere.

In questi momenti ti vengono richiesti il coraggio, la pazienza e la forza di antrare in contatto con te stesso e prestare semplicemente ascolto a ciò che si manifesta.

Allora puoi utilizzare il tapping, stimolando il sistema energetico dei meridiani e chiederti:
Che cosa sento adesso, a livello del corpo?
Quali emozioni sto vivendo?
Quali sono i pensieri, le convinzioni, le idee che si manifestano?
Mi è capitato di sentire le stesse emozioni in altre occasioni?
Quando mi sono già sentito così cosa era successo?
Se restando in contatto con le mie emozioni  e le mie sensazioni esploro il mio spazio personale, chi o che cosa trovo (ricordi, idee, immagini, credenze)?
Cosa dico, penso, racconto su ciò che sta succedendo?

E per ogni cosa che emerge, sempre continuando a stimolare il sistema energetico, ripeti:
Rilascio ogni attaccamento emotivo a........ (emozione, ricordo, pensiero, idea, fantasia).

Se non sai ancora cosa sono le tecniche energetiche, dette tapping, guarda pure qui:

Ricorda che non c’è notte così nera che non sia seguita dall’alba, ma se senti che è un momento in cui non ce la fai da solo chiedi aiuto, alla famiglia, agli amici, ai vicini, a degli esperti.
Buon viaggio di scoperta con il tapping.
Virna

domenica 27 settembre 2015

EFT per rispondere alle esigenze dei figli.




immagini di Emanuela Pamio




Rispondere alle esigenze dei figli

Non necessariamente rispondere alle esigenze dei figli significa rispondere ai figli.
Sono due cose diverse, anche se nella maggior parte dei casi coincidono.

A volte ci si può permettere di essere “assenti” se si vede che c’è spazio di manovra e il bimbo può sperimentare le proprie capacità, allora non lo chiamerei essere assenti ma “distratti”.
Oppure si attua la “tecnica del bruco” prendendo in prestito il personaggio di Alice nel paese delle meraviglie: si comincia a parlare in modo sconnesso, poco chiaro, e il bimbo o meglio il ragazzino, perché penso alla fascia di età di bambini più grandini che abbiano già una certa esperienza, si rompe di ascoltare e prende la sua decisione da solo.
Questa tecnica, molto spesso, la usiamo senza rendercene conto, ma la usiamo troppo e la cosa finisce per ritorcersi contro di noi…il ragazzino perde mano a mano la fiducia verso di noi, verso la possibilità di essere ascoltato o avere da noi un riscontro reale dei suoi problemi.
Quanti di noi vorrebbero davvero ascoltare qualcuno che ci propina una serie di spiegazioni morali e non ci ascolta?
Quanti di noi, nel momento in cui sbagliano, sanno già di aver sbagliato? Di cosa sentiamo il bisogno in quel momento? Di sentirci dire cose che sappiamo già o magari abbiamo bisogno di un riscontro sulle nostre sensazioni e di capire come mai abbiamo scelto una cosa piuttosto che un’altra?
Quanti di noi vorrebbero comunque sentirsi accettati?

Come dite? non sbagliate mai?
Allora una cosa la sbagliate di sicuro...

Il non sbagliare mai implica un controllo sulla propria vita che è a mio avviso innaturale.
La pretesa di non sbagliare mai implica che c’è un controllo a monte sulla propria persona che forse non lascia spazio al proprio istinto, alla propria spontaneità, alla propria corporeità.

In realtà sbagliare è parte della vita….noi non saremmo dove siamo ora se non avessimo fatto degli sbagli che ci hanno insegnato che forse la direzione non era quella.
Perciò dobbiamo ritenere lo sbaglio un passaggio quasi obbligato, anche per conoscere sé stessi.
Non possiamo dire di conoscerci se non sappiamo come reagiamo in certe situazioni.

Certo ci sono sbagli e sbagli…ci sono sbagli che hanno conseguenze devastanti perciò non possiamo permetterci di farli, né con leggerezza né con la prospettiva di allenarci, di provare…
Ma se non abbiamo toccato con mano almeno in parte le conseguenze, se non abbiamo introiettato cosa può succedere, è possibile che ci capiti di provare un’esperienza similare, perché (mettiamocela via) il nostro essere, ha fame di esperienza e il bisogno si attenua solo flebilmente con l’età, in realtà se una persona non ha fatto una determinata esperienza e non ha assimilato delle comprensioni nella propria vita, tenderà anche a 90 anni a fare gli stessi errori, non è qualcosa che si risolve con la razionalità, con la forza di volontà, ( anche se può aiutare), è qualcosa di corporeo che riguarda l’istinto, le emozioni e gli affetti, e la comprensione di tutto questo deve passare necessariamente per altri canali: corporei, emotivi, emozionali, esperienziali.


Per fortuna il nostro cervello è dotato di un’ampia capacità di astrazione perciò non ci serve darci una martellata con tutti i martelli che abbiamo in casa per capire che ci si fa male, uno basta e avanza…magari ci basta anche solo un oggetto pesante che cade sull’alluce e siamo vaccinati a vita sugli urti a tutte le parti del corpo.

Quindi gli sbagli fanno parte della modalità di apprendere dell’essere umano…e allora perché a volte ci arrabbiamo tanto?
Sembra quasi che ci crolli il mondo addosso.
A volte come adulti avremmo dovuto prevedere delle conseguenze e non l’abbiamo fatto?
Non ci siamo sentiti ascoltati da nostro figlio?
Non conosciamo modalità di intervento per fermare le situazioni potenzialmente pericolose o pensiamo che tutta la responsabilità debba ricadere sul figlio?
Anche i nostri genitori si arrabbiavano con noi perciò è una cosa automatica pensare che ci si debba arrabbiare?
Pensiamo che nostro figlio sia un incapace?



La responsabilità di un figlio all’interno di una situazione potenzialmente pericolosa è quasi pari a 0.
Un figlio non ha idea di tutto ciò a cui possono portare una serie di azioni, e quando pensiamo che ne debba avere idea perché lo ha già fatto, non dobbiamo dimenticare che è un piccolo scienziato e il metodo scientifico di provare un’azione e ottenere il medesimo risultato è per lui una cosa importante (purtroppo per noi!).
Certo…la percentuale di responsabilità ovviamente aumenta con l’età e mano a mano che crescono devono essere aiutati ad accettare quella piccola responsabilità che compete loro.
E’ una piccola forma di violenza pretendere che si comportino subito da adulti e che si prendano responsabilità che nemmeno noi ci prendiamo…come ad esempio tenere il controllo delle proprie emozioni.
C’è qualcosa che stona quando il genitore si sente in diritto di urlare e il figlio viene incolpato di non essere un piccolo Lord, a voi non sembra?

Quando un bimbo sbaglia dobbiamo prima guardare le nostre responsabilità, cercare di ammettercele, e abbracciarci, riusciremo in questo modo ad abbassare il livello di rabbia che ci portiamo addosso, e poi possiamo essere costruttivi e pensare cosa potessimo fermare, cosa potevamo spostare, come potevamo agire per evitare tutto ciò?
Perché anche noi dobbiamo accettarci, e per evitare sbagli in futuro imparare da essi.


Rispondere alle esigenze dei figli quindi implica un lavoro emotivo che facciamo continuamente senza quasi renderci conto che include il capire di volta in volta i propri limiti, ossia quello che riusciamo ad accettare, quello che non riusciamo, e le possibilità di apertura.
Se quello che chiedono i figli rientra nel nostro spettro di esperienze conosciute, accettate o comunque possibili, la cosa non ci sposta, magari valutiamo, poniamo dei paletti entro i quali rimanere, e ci sentiamo pure soddisfatti di come riusciamo a gestire la situazione…
Abbiamo ragione di esserlo.

Spesso però tutto crolla quando il bimbo ha delle impellenze emotive a cui noi non sappiamo far fronte: chiede le cose con modalità cavernicole, magari urlando, magari rotolandosi, oppure agendo in modo secondo noi illogico, spropositato, assurdo e insulso.

La buona notizia è che tutto ciò è molto soggettivo, nel mio imparare dalle altre mamme vedo questa cosa, e atteggiamenti che per me rientrano assolutamente nei canoni infantili, vengono percepiti da alcune mamme come inaccettabili…visceralmente inaccettabili, e atteggiamenti che a me mettono allerta, ad altre mamme non spostano nulla.

Quello che come persone dobbiamo capire per rispondere davvero alle esigenze dei nostri figli è che se siamo abituati ad accettare gli atteggiamenti di un bambino che rientrano in parametri da A a B, rischiamo di non riuscire a classificare e quindi trovare le emozioni che stanno dietro a comportamenti C o D e pure fino alla Z.

Perciò per rispondere alle esigenze dei figli bisogna cominciare a domandarsi…che emozioni, che bisogni ci sono dietro a questo comportamento? Cosa non sono in grado di vedere?
Resta chiaro che bisogni ce ne sono sempre, ma a volte non serve andare tanto lontano, sono soprattutto bisogni di essere visti come persone, di essere nutriti dalla relazione affettiva, bisogni di corrispondenza, oltre ai normali bisogni fisici.

E’ importante confrontarsi con altre persone, con altre mamme o con operatrici per avere un riscontro di ciò che non riusciamo a vedere, del bambino che non riusciamo più a riconoscere.
Magari perché nessuno ci ha mai insegnato che un bambino può avere anche comportamenti C o D ed essere accettato lo stesso, magari anche noi abbiamo avuto comportamenti C o D e ci hanno insegnato che non eravamo accettabili.

Quante volte ho sentito dire: “Piangi come una femminuccia!”, “Non fare il pagliaccio”, “non essere illogico”, persino la frase “non sudare” nasconde una non accettazione (a parte il fatto che mi risulta ancora incomprensibile come faccia un bambino a tenere sotto controllo il suo sudore.)

Con “accettare” non intendo lasciare che tutto passi senza dire ba, ma l’accettazione passa attraverso il vedere il bambino che abbiamo di fronte e le sue esigenze, il suo bisogno di crescere e di sapere che sebbene condividiamo con lui che c’è stato uno sbaglio, sebbene concordiamo con lui un modo per risolvere le conseguenze dello sbaglio, staremo al suo fianco e lo ameremo ancora perché sappiamo che l’errore fa parte della vita.
“Accettare” vuol dire vedere davvero il bambino che abbiamo di fronte, andare oltre le definizioni di “pagliaccio”, “distratto”, “musone”, “lamentoso”.
Vuol dire anche arrendersi alle aspettative che ci portiamo dietro di avere un figlio con determinate caratteristiche.

La legge di Murphy per le mamme recita che desiderare un certo comportamento per il proprio figlio porta solo ad avere il comportamento contrario.

In realtà non so se smettere di desiderare porti ad avere l’atteggiamento che vogliamo, ma sicuramente ci darà la possibilità di scoprire atteggiamenti in nostro figlio che non avevamo notato, e chissà forse ci sembreranno persino meglio dell’atteggiamento a cui ci siamo rassegnate.



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Non ho molto da aggiungere alle parole di Emanuela, se non per invitarvi 

a vedere questo video su EFT per rispondere alle esigenze dei figli:


http://youtu.be/7ybKEQ5cGrU


e a leggere il nostro libro di recente e fresca stampa,  MamMa o non MAmma ...

E' un libro che unisce il sapere delle doule a suggerimenti di tecniche energetiche per accompagnare il periodo di vita delle donne e di chi le circonda, da prima del concepimento ai primi 18 mesi di vita del bambino.

Perciò se siete mamme o volete diventarlo, se conoscete mamme in attesa o neo mamme potete prenotare una copia. Il costo del libro è 15 euro a copia. Se desiderate l’e book invece lo potete ordinare in formato pdf a 8 euro.
 
 
 
Emanuela Pamio e Virna Trivellato
 

sabato 25 ottobre 2014

LA BELLA ADDORMENTATA NEL SOGNO



LA BELLA ADDORMENTATA NEL SOGNO




L’uomo che non sente cosa è vitale e mortale per sé è uno schiavo (cit.).



Durante un seminario di qualche anno fa ci hanno mostrato uno spezzone di un bellissimo film di Stallio e Ollio, nel quale il primo dice all’amico una delle frasi più interessanti che io abbia mai sentito:

“Ma che posso farci, stavo sognando che ero sveglio. Poi mi hai svegliato, allora ho visto che dormivo.”.



Per certi versi a molti di noi capita la stessa cosa quando “qualcosa ci sveglia” e cominciamo a renderci conto che è possibile affermare che

NON ESISTE UNA REALTÀ ASSOLUTA, bensì CIÒ CHE NOI PERCEPIAMO DELLA REALTÀ.

Non sto dicendo che ci immaginiamo ciò che succede, bensì che ci può essere una differenza anche molto grande fra un evento e come noi lo percepiamo.

Gli eventi nella vita capitano e sono solitamente di due tipi:

EVENTI MUTABILI NELLE CONSEGUENZE;

EVENTI IMMUTABILI NELLE CONSEGUENZE.

Ma non sono mai gli eventi a determinare la qualità della nostra vita, bensì come NOI REAGIAMO agli stessi.

E come noi reagiamo dipende dalla REALTÀ CHE PERCEPIAMO, e che si basa generalmente sulle nostre esperienze precedenti.


Mi spiego meglio:

La realtà di un individuo è una realtà percepita e “disegnata”, proprio come una mappa, sulla base delle sue esperienze.
Durante tutto l’arco della nostra vita, ma ancora di più quando siamo piccoli, abbiamo necessità di imparare ed i nostri sistemi ci forniscono come alleata preziosa la possibilità di tenere in memoria un’esperienza per velocizzare la nostra risposta futura ad una situazione simile.

Questo è vitale e utile.

Pensate a quando dovete attraversare una strada, o vi recate in un negozio per comprare qualcosa da mangiare, oppure, se avete la patente, pensate a quando state guidando.

In tutte queste azioni ciò che abbiamo immagazzinato nella nostra memoria ci è di grande aiuto, e ci permette scelte rapide ed efficaci (molte volte da esse dipende proprio la nostra vita, perché ad esempio quando io vedo una bottiglia di liquido con sopra un teschio so che non contiene aranciata, mentre quando vedo un segnale di stop o un semaforo rosso mi fermo).

Allo stesso modo, come abbiamo già visto, se io metto una mano sul fuoco e mi brucio, ovviamente la prossima volta che sarò davanti ad un fuoco saprò come comportarmi.

Ciò che non è “vitale” è che qualche volta questo meccanismo si inceppa e tracce di memoria diventano “catene” energetiche.

Quando viviamo un’esperienza simile, ma anche quando ne viviamo una di completamente nuova, il nostro cervello si mette a cercare nell’archivio dei ricordi qualcosa che ci possa guidare nelle risposte.

I problemi cominciano a nascere quando ripeschiamo nell’archivio memorie passate collegate ad esperienze che non siamo riusciti ad elaborare o che abbiamo vissute come “negative”.

Se per esempio il mio fidanzato mi ha lasciato dicendomi tante bugie e tradendomi potrebbe essere che io immagazzini l’idea che degli uomini non ci si può fidare, e anche se questo ha uno scopo difensivo, difficilmente mi permetterà di vivere bene altre storie.

Ma a volte la faccenda si fa ancora più complessa.

Può essere che in un giorno x una ragazza bionda e con vistosi orecchini sia scortese con noi quando ci incontra. In situazioni di stress e ancora di più di trauma i nostri sensi registrano tutto, anche quando la mente conscia, invece, all’apparenza “dimentica”. Da quel momento, in maniera inconsapevole, può succedere che associamo la maleducazione, il disagio o l’imbarazzo da noi provato con le persone bionde, di sesso femminile e che portano vistosi orecchini (esagero volutamente per farvi capire meglio). Magari fra qualche anno entreremo in un’aula, il nostro primo giorno di università e scopriremo che la professoressa è bionda e porta vistosi orecchini. Pur senza ricordare l’evento di tanti anni prima può darsi che sentiremo un forte disagio ogni volta che entreremo nell’aula e questo potrebbe anche arrivare a farci compromettere i nostri risultati.
È ciò che vogliamo? Certo che no! Ma accade ugualmente, quando scattano meccanismi inconsci.

Non c’è fantascienza in questo. Si tratta di una reazione automatica, meccanica che il nostro corpo avvia in maniera associativa e che si manifesta come EMOZIONE.


FORTUNATAMENTE, LE MIE REAZIONI EMOTIVE NON DIPENDONO DAGLI EVENTI.

MAI.

LA REAZIONE EMOTIVA È UNA MIA SCELTA.


Se io elaboro l’evento che mi è capitato, ad esempio con EFT, me ne resterà il ricordo, ma sarò allo stesso tempo libero di affrontare ogni nuovo evento per ciò che mi offre, nel presente, e non sulla base di memorie o fantasie anticipatorie (proiezioni sul fatto che il futuro si svolgerà esattamente come nel passato (che di per sé è abbastanza assurdo, dato che non esiste un momento uguale ad un altro).

Vivere ogni giorno come nuovo, conservando quello che è utile e lasciando quello che ci impedisce di vivere liberi….questo è il mio suggerimento.

Ma come faccio io a capire qualcosa di più sulle memorie che mi impediscono di vivere libero/a?

COMINCIAMO A COMPRENDERE MEGLIO COSA SONO LE EMOZIONI.



Tratto da CON EFT E SET NEL PAESE DELLA CONSAPEVOLEZZA.